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Perché l’8 marzo

L’8 marzo non è solo la festa, ma la giornata internazionale della donna. È un’occasione per ricordare le conquiste sociali e politiche che il popolo femminile ha ottenuto con dure lotte nel corso dei secoli e, soprattutto, ricordare i soprusi di cui è stato vittima.
La storia e le motivazioni di questa celebrazione sono troppo spesso confuse, perciò è opportuno dipanare la nebbia che la circonda per comprenderne a pieno l’importanza.
La prima riflessione sulla questione femminile e sul diritto di voto alle donne, si ebbe nel VII congresso della II Internazionale Socialista, riflessione che portò al primo Woman’s Day,ispirato dallo sfruttamento perpetuato dai datori di lavoro nei confronti delle operaie, dalle discriminazioni sessuali e dal diritto di voto. La celebrazione si tenne ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, grazie al Partito Socialista americano. L’esigenza di istituire una comune giornata per rivendicare i diritti femminili, nacque dunque dall’intreccio di esigenze sindacali e politiche, come dimostrò lo sciopero delle 20,000 camiciaie newyorkesi, che dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909 incrociarono le braccia per cercare di attirare l’attenzione sulla situazione della donna, continuamente emarginata.
Le celebrazioni, tuttavia, vennero interrotte a causa della Prima guerra mondiale anche in quei Paesi, come la Francia, la Germania, l’Austria, la Danimarca e la Svizzera che le istituirono in seguito a quella statunitense. Questo finchè l’8 marzo 1917, le donne della capitale russa San Pietroburgo diedero vita ad una grande manifestazione che chiedeva la fine della guerra, dando il via alle lotte che portarono al crollo del regime zarista. Ed è per questo che tale data è passata alla storia come l’inizio della Rivoluzione russa di febbraio.
Arriviamo all’Italia. L’8 marzo 1945 si celebrò la prima giornata della donna grazie all’ UDI, Unione Donne in Italia, creatosi nel settembre del ’44. Nello stesso momento a Londra veniva approvata e inviata all’ONU la Carta della donna. Con la fine della Seconda guerra mondiale, fece comparsa anche il simbolo della festività, la mimosa, che fiorisce nei primi giorni di marzo, voluto fortemente dalle partigiane Teresa Noce, Teresa Mattei e Rita Montagnana. Tuttavia le donne e il giorno loro dedicato non ebbero vita facile negli anni successivi, infatti sotto il ministero Scelba, negli anni ’50, distribuire l’8 marzo la mimosa o leggere e diffondere Noi donne, mensile dell’UDI, venne definito un gesto capace di turbare l’ordine pubblico. Ma è grazie al movimento femminista nato negli anni ’70 e al clima di fermento politico creatosi in quegli anni, che la Giornata internazionale della donna viene oggi celebrata e riconosciuta in tutto il mondo.
Furono i suoi caratteri marcatamente politici, la guerra fredda e il conseguente isolamento del comunismo e della Russia,che hanno portato, nel corso degli anni, alla perdita delle originali motivazioni per cui questa festa viene celebrata. E con il passare del tempo si è andata perdendo anche l’importanza di una giornata come questa che non serve alle donne per ricordare a loro stesse l’importanza che hanno all’interno della società, ma tutta la strada che è stata fatta, quanto devono a coloro che le hanno precedute e per ricordare a tutti gli altri quanto ancora resta da fare. Questo le donne lo sanno già.
Certo sono lontani i tempi dell’incendio alla fabbrica Triangle, in cui morirono 146 persone, di cui la gran parte erano operaie italiane e dell’est europeo.Persero la vita perchè i loro datori di lavoro le tenevano chiuse a chiave per paura che rubassero o che si allontanassero dal posto di lavoro troppo spesso. Tuttavia, oggi i dati sulla violenza sulle donne restano allarmanti e non mancano episodi di cronaca che hanno come oggetto questa violenza. Nei giorni scorsi a Brescia un camionista di trentaquattro anni ha commesso un quadruplice omicidio, uccidendo l’ex moglie, il compagno di lei, la figlia e il suo fidanzato, in preda ad una folle gelosia. A Verona Gabriella Falzoni è stata strangolata con un foulard da suo marito, che dopo aver letto dei messaggi sul telefono della compagna di una vita, non ci ha visto più. A Piacenza Esmeralda Nilsa Romero è stata freddata con sette colpi di pistola dal suo ex fidanzato, che poi si è tolto la vita. Queste tre stragi sono state compiute da uomini che le vittime hanno amato e che loro dicevano di amare. Un amore malato e folle che nel 2011 ha fatto lievitare gli omicidi passionali a ben 200 delitti. A pochi mesi dall’inizio del 2012, invece, siamo a 28 omicidi, originatisi in ambito familiare.
È a questo che serve l’8 marzo. A ricordare Gabriella, Nilsa e tutte quelle donne che ancora oggi combattono per veder riconosciuti i loro diritti più elementari.A tal proposito è importate ricordare l’iniziativa del direttore del Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza, che invita a dedicare questa
giornata a tre donne, Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo e Giuseppina Pesce, che si sono ribellate al sistema della ‘ndragheta dando un esempio di forza e di straordinario coraggio. Lea è stata sequestrata, uccisa e poi sciolta nell’acido. Maria Concetta ha deciso di uccidersi, sempre con l’acido. Giuseppina è riuscita a sottrarsi dalla sua stessa famiglia e adesso testimonia nel maxi processo “All inside”. Sono collaboratrici di giustizia in una terra, di ‘ndragheta, dove il pentitismo è un fenomeno raro, a maggior ragione quello di una donna.

Quando regalerete un ramo di mimosa oggi, domani, fra due anni, ricordatevi che state celebrando anche loro.

Written by: Fabiana