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Robert Mapplethorpe al FORMA

“Quando lavoro, e nella mia arte, tengo Dio per mano”: Robert Mapplethorpe al FORMA



La Robert Mapplethorpe Foundation di New York spedisce a Milano 178 fotografie dell’interprete monello e spietato, e lo Spazio FORMA gli dedica un’esposizione che travolge lo sguardo dello spettatore al ritmo di uno scatto.
Sono ossessionato dalla bellezza. Voglio che tutto sia perfetto, e naturalmente non lo é. E questo é un mondo difficile, perché non si é mai soddisfatti.”
Le sue fotografie sono impregnate di vita e ricercano un rigido rigore formale. Affermano il suo desiderio di fare scultura, quel desiderio che avrebbe dissetato se fosse nato un centinaio di anni fa.
Utilizza la fotografia per rincorrere la perfezione dello scalpello, e immancabilmente la raggiunge.
I suoi scatti ritraggono la trasgressione vissuta in anni come i ‘70s o gli ‘80s. Quel mondo fantastico che oggi invidiamo e sogniamo, quando la cultura girava intorno al corpo: performance, egocentrismo, body art e redenzione sessuale.
Ciò che distingue l’Artista, figura viva nello star system dell’arte del XX secolo, é la sua sensibilità a metà strada tra il classico e il contemporaneo.
C’é la narrazione del dettaglio in quello che immortala.
Quando gli regalarono la prima macchina fotografica istantanea si lasciò rapire dalla forza dello scatto; e così l’esposizione si apre con le Polaroid dei primi anni Settanta.
A seguire le sue nature morte. Still life di tulipani e calle, che rimandano alla carnosità delle tele della O’Keffe degli anni Venti.
Poi l’azzardata serie in nome di Lisa Lyon. La culturista statunitense che, chiusa nel suo metro e sessanta di altezza, dopo essere stata la prima campionessa mondiale di bodybuilding, ha dedicato la sua immagine all’arte facendosi immortalare, oltre che da Mapplethorpe, anche da Helmunt Newton.
In seguito, i suoi autoritratti. Forse le foto più toccanti che, quasi prendendoci per mano, ci mostrano il Robert sorridente e scapigliato che gioca mettendosi una pelliccia e, subito dopo, un Robert diverso che impugna un bastone con su un teschio, mentre combatte il male: l’AIDS.
Le foto che seguono sono quelle dedicate al corpo maschile, che é raccontato allo spettatore tralasciando il peso del pudore.
Ricerco la perfezione della forma. Lo faccio con i ritratti. Lo faccio con i peni. Lo faccio con i fiori. Non c’è differenza da un soggetto all’altro. Cerco di catturare qualcosa che potrebbe essere scultura“.
Il suo lavoro consiste in un’indagine che va ad approfondire e a scoprire i soggetti.
Nel 1967 incontra la luce. Conosce quella che, a breve, sarebbe diventata la sua musa: Patty Smith, la sacerdotessa dannata del rock. Un incontro artistico che é durato una vita e che vede la modella di Mapplethorpe dapprima scarmigliata e sbarazzina, a vent’anni, e poi eternata in ritratti che hanno del sacro e sono alienati nel tempo. Siamo già negli anni Ottanta.
L’ultima sezione della mostra é toccante quanto una carezza, i soggetti ora sono i bambini con i loro sguardi esili e briosi.
La varietà della collezione dimostra la versatilità di un Artista devoto alla vita in tutte le sue forme e definizioni. Una vita, la sua, che pur se spentasi troppo presto – nel 1989 dopo aver lottato contro il grande male – ha lasciato un segno indelebile nella storia della fotografia del XX secolo.

Dove:
Spazio FORMA.
Piazza Tito Lucrezio Caro,1 20136 Milano

Quando:
Fino al 15 aprile.
Lunedì 9 aprile apertura straordinaria dalle 10.00 alle 20.00.

Costo dei biglietti:
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro

Written by: Andrea