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La parola ‘storia’ declinata al plurale

L’ Amersth College, nel 1981 è luogo di stanze fumose, popolato da ragazzotti ciondolanti intenti ad abbordare ragazze con scuse tanto penose quanto la mattina che segue la sbornia. E` intriso di cameratismo e jeans blu scuro, di rossetti e bottiglie di birra lasciate colare sui copriletto.
Con queste immagini del College si apre il primo capitolo del primo romanzo di David Foster Wallace: La scopa del sistema. Immagini di chiara visualizzazione, cristalline e tangibili pur nella loro brevità; appena venti pagine dopo, il secondo capitolo fa un balzo avanti di 9 anni, situando l’azione narrativa nel 1990. Gli studenti del College sono cresciuti ma la visione dei locali fumosi è centrale e rivelatrice per il lettore, c’è in quelle stanze una empatia che lo legherà a quei ragazzi stonati destinata a perdurare per tutto il corso del romanzo.
In questo crocevia fatto di Converse e smalto per le unghie è presentata la protagonista del libro: Leonore Beadsman, futura laureata con il massimo dei voti che, per rifiuto nei confronti di un padre molto potente, deciderà di lavorare al Call Center nella ditta Frequent & Vigorous.
Il secondo capitolo del romanzo porta il lettore in un ambiente diverso di strana intimità creato riportando uno dei numerosi dialoghi tra Leonore e il suo amante/capo Rick Vigorous. La narrazione dialogica e la passione di Rick per il raccontare storie, frutto di una deformazione personale, fanno del lettore un elemento ingombrante del romanzo, come se Wallace lo mettesse seduto su una poltrona Chesterfield a mangiare Pop Corn in faccia ai personaggi, a fargli sentire il fiato, come a dire “Siete stati creati per me.
E`un romanzo popoloso, affollato, fatto di tante comparse, di collisioni e di storie in cui i protagonisti si stagliano con saturazione, come le figure in quelle foto innaturali che paiono sempre ritagliate dal loro contesto originale e messe lì per caso. Ed è proprio questa operazione che Wallace fa con tanta maestria; mettere un’accozzaglia di idee, sensazioni, personaggi, in un contenitore unico, dargli forma, plasmarla senza però addomesticarla per poi porgerla così, nella sua tragica naturalezza, al lettore. In questo collage di storie diverse coabitano personaggi pop, nostalgici, fanatici, in uno scenario in cui è l’economia capitalistica e il culto del produrre per consumare a dettare le regole.
Il romanzo e` un inno all’amore per le storie, alla passione per la parola, che si torce, si avvita, torna indietro seguendo il pensiero dello scrittore, e non è un caso se la protagonista si mette alla ricerca della bisnonna scomparsa, antica studiosa di Wittgenstein. Questo libro, che segnerà la nascita di uno scrittore di culto ne ricorda il talento perché è caotico nella struttura ma lineare nello stile e tra le sue pagine, come sottolinea Stefano Bartezzaghi nella bella introduzione che accompagna l’edizione Mondadori, si scorgono tutti i presagi di cui sembra pullulare, come a dire che il suicidio di Wallace era scritto tra quelle pagine.

 

Written by: Chiara Buovino