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Kony 2012

Joseph Kony era pressocchè un totale sconosciuto prima del 5 marzo 2012. Oggi è la nuova superstar di You Tube, grazie alle più di 100 mila visualizzazioni in tutto il mondo nei primi 6 giorni dalla pubblicazione del video Kony 2012, ad opera della NGO Invisible Children Inc. Poco meno di trenta minuti di montaggio hanno avuto lo stravolgente effetto di portare a livello mondiale la questione della guerra civile ugandese, passando attraverso buone dosi di pathos dei buoni sentimenti ( e sprazzi di geniale marketing presentando in meno di cinque minuti il kit del buon attivista ). Scopo dell’organizzazione è quello di sensibilizzare l’attenzione internazionale sulla situazione in Uganda tanto da incentivare un più determinato intervento americano. L’occhio di Russel e soci si ferma su le centinaia di ragazzi tra i 9 e i 15 che vengono regolarmente rapiti nel corso di raid di guerrilla del Lord Resistance Army (capitanato da Kony), indottrinati e forniti di mitra pronti a far la volontà di Dio.

 

KONY 2012 from INVISIBLE CHILDREN on Vimeo.

 

Nulla di più vero. Su Kony pende un mandato di arresto internazionale dal 2005 per crimini di guerra presso la International Criminal Court (L’Aia), come per Thomas Lubanga durante guerra civile congolese e per altri. La Invisible Children spinge per la cattura del criminale. Uno slancio umanitario puro, si direbbe, ma fallisce in molti punti. Obiettivamente, l’operato dei giovani film-maker Jason Russel, Bobby Bailey, e Laren Poole (ovvero, le menti della suddetta NGO ) ha evitato di affrontare la questione ugandese in tutto e per tutto. Il tratteggiare un identikit di Kony ha seguito una logica semplice, basata su fatti evidenti,e commoventi. Ma questa è solo una parte della realtà.

Ad un primo sguarso, il conflitto ugandese ricorda quello sudanese. Si tratta di conflitti etnici portati all’esasperazione ( per quel che riguarda il Sudan, la divisione è in primis a livello religioso, con un nord musulmano ed un sud animista ); nel caso ugandese v’è una forte componente etnica, essendo il territorio abitato da più etnie. Le storie dei due paesi si sono spesso incrociate, in special modo durante lo scontro tra le forze sudiste del Sudan’s People Liberation Army (SPLA) e il nord dominato dal presidente dittatore Hasan Al Bashir: lo SPLA ha contemporaneamente sostenuto Kony nella sua battaglia ugandese. Nel nord predomina il ceppo degli Acholi, mentre il sud è caratterizzato dalla predominanza dei Baganda, attualmente al potere. Dal 1962, anno dell’indipendenza, l’Uganda è stato teatro di violentissime scontri tra i due gruppi etnici, realizzatisi in diversi colpi di stato. Il primo di questi avvenne solo sei anni dopo l’indipendenza, quando il re baganda Mutesa fu deposto dall’acholi Obote. Dal 1966 al 1985 i colpi di stato sono stati più frequenti, acuiti dallo scontro tra gli ‘eserciti’ delle due fazioni: il National Resistance Army guidato dal bantu Museveni ( sostenuto dai baganda ) ed l’UNLA ( National Liberation Army). Nel 1986 Museveni diviene presidente, e tutt’ora mantiene tale carica. Il suo regime è una vera e propria dittatura monopartitica ( essendo tutti gli altri proibiti ).

Josef Kony è storia ben più recente. La sua formazione avviene in nell’ambito del già formato Lord Resistance Army (LRA), di cui è in grado di prendere le redini. E’ di fatto una formazione basata su un principio etnico, che rivendica la liberazione di un territorio abitato da un diverso gruppo. Il carattere cristiano dell’organizzazione, per quanto caratterizzante al momento dell’acquisizione ( forzosa o meno ) di nuovi membri, è in realtà un carattere secondario. L’LRA ha le sue radici nella dottrina predicata da Alice Auma Lakawena ( ‘portatrice del messaggio’), donna acholi la quale sosteneva di aver ricevuto un messaggio da Dio che incitava la tribù acholi a combattere per la propria liberazione dalla tirannia di Museveni. Il movimento cristiano-fondamentalista Holy Spirit Movement di Lakawena nacque ufficialmente nel 1981, anno di formazione delle due organizzazioni paramilitari. Con la vittoria di Museveni il movimento arrivò ad una fase di stallo, rilanciata da Kony con la formazione dell’esercito di Dio. Lakawena prese con il tempo distanza da Kony, di cui non condivideva la brutalità. Oggigiorno, Kony è ufficialmente riconosciuto come leader del movimento.

La situazione Ugandese, come già detto, non fa che rispecchiare quella di numerosi altri paesi africani, dilaniati da continui conflitti interni. E’ un po’ il triste clichè dell’Africa, senza cadere in vili semplificazioni. Il continente nero è una dimensione a parte, in un certo senso, per quanto sia legata più di tutti da fili centenari e mai troppo invisibili ai potenti della terra. E’ innegabile: dagli anni 60 l’Africa ha trovato nell’indipendenza i germi di una situazione di incertezza e conflitto endemica (data anche e soprattutto da decenni di dominio coloniale e divisioni territoriali arbitrarie), che trapassa ogni suo stato e lo rende schiavo dei propri particolarismi. La sedimentazione di tali ingredienti ha dato vita a ripetute guerre civili senza reali vincitori, spesso e volentieri incentrate sulla perpetrazione di tribali divisioni e predominanze. Basti pensare al Rwanda, alla Somalia, al Sud Sudan, al Congo, alla recente situazione della Cote D’Ivoire – od anche alla Cirenaica Libica. L’ausilio di forze esterne, che esse siano super potenze o l’Onu o una delle sue mille agenzie, è necessario quanto allo stesso tempo non sufficiente; o meglio non tanto da rendere l’urgenza africana centrale quanto quella medio orientale, ad esempio.

Quello che rimane, in ogni caso, è la presenza americana, alla quale la Invisible Children fa proprio diretto appello. Gli USA sono intervenuti più volte sul territorio ugandese: già dal 1981 il loro supporto era rivolto verso l’ NRA di Museveni . Nel 2010 il congresso americano ha approvato un pacchetto di risoluzioni ( Lord’s Resistance Army Disarmament and Northern Uganda Recovery Act ) che prevedeva l’invio di cento consiglieri di guerra al governo in carica. E’ bene anche ricordare come gli USA abbiano fortemente premuto per l’intervento dell’Uganda ( Museveni, quindi ) nel conflitto somalo, e come esso stesso sia stato sostenuto nel conflitto con la Tanzania nel ’79. L’NRA si è macchiata al pari dell’LRA di crimini di guerra, come è stato riconosciuto da Amnesty International, ma non dall’ICC. Ironicamente, gli USA non riconoscono lo statuto dell’ICC stesso.

Non è il caso di insistere sulle mosse americane e sul loro impegno in Uganda ( e sulle attività di estrazione di greggio che le multinazionali Tullow e Total hanno iniziato nel maggio dell’anno scorso, con il consenso del governo ). Non è il caso nemmeno di commentare la cronaca scandalistica riguardo Russell ed il suo comportamento molto poco attivista. Il video Kony 2012 è un ottimo esempio di come combinando gli ingredienti giusti si possa raggiungere un nuovo livello di realtà, e procurare a NGOs come la Invisible Children 14 milioni di dollari l’anno. C’è del buono, certo: si è finalmente posto al centro dell’attenzione mediatica un caso che avrebbe rischiato di muoversi in seconda posizione rispetto ad altri scottanti questioni internazionali. Ed è stato fatto attraverso un’impressionante ( se non rivoluzionaria ) spettacolarizzazione del caso ugandese. Ma come ogni show che si rispetti, ha i suoi retroscena ben coperti.

 

Written by: Marzia Picciano