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La fretta del tempo che invecchia

Requiem per Antonio Tabucchi

Oggi, 25 marzo 2012, si è spento all’età di 68 anni Antonio Tabucchi.

Era nato a Pisa il 24 settembre 1943, ma l’amore per Pessoa e per il Portogallo lo aveva portato a scegliere Lisbona come città d’appartenenza intellettuale; ed è proprio nella sua amata Lisbona, punto di partenza di tanti suoi romanzi, che Tabucchi ci lascia; è un cerchio che si chiude.

Instancabile viaggiatore e divoratore di libri, aveva trovato, per caso, in una bancarella di Parigi il libro “Tabacaria“, firmato Alvaro de Campos, uno degli eteronimi di Fernando Pessoa. Per caso…aveva trovato, o era stato trovato, da quello che si trasformerà in un amore viscerale e quasi ossessivo per Pessoa, per il Portogallo, per la lingua portoghese.

Professore di letteratura portoghese, dedicha a Pessoa e alla letteratura portoghese un’intera vita, come dimostrano i saggi “Pessoana Minima“, “Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa” e le sue traduzioni.

Ma la letteratura per Tabucchi non è mai stata un mestiere, è stata una vocazione, un mezzo di comunicazione con gli altri e con se stesso, un filo di diffusione dei più nobili diritti civili e un diario di quei sommovimenti interiori che spesso portano lo scrittore, e l’uomo, a compiere viaggi spirituali, psichici, morali.

Viaggi che accompagnano il lettore nelle più svariate dimensioni umane, alla ricerca di se stessi, come nel metafisico “Notturno indiano“, viaggi sotto la superificie, che ci portano nelle vie strette e malsane, nei quartieri più degradati, a spiare la vita di reietti, zingari, emarginati, fino alle roulotte marce e maleodoranti del protagonista gitano di “La testa perduta di Damasceno Monteiro“.

Tabucchi non aveva paura di sporcarsi le mani e di seguire il filo rosso della sua curiosità fin negli antri più reconditi e luridi, nè di urlare a gran voce i diritti umani e le mutilazioni psicologiche provocate da un regime totalitario. “Sostiene Pereira“, il suo libro più famoso racconta proprio questo: il giornalista Pereira che si muove nella Lisbona salazarista sulle tracce di quello che si scoprirà essere un percorso interiore, personale e collettivo allo stesso tempo, alla ricerca della propria coscienza civile, sopita dalla violenza psivcologica del regime.

Oggi non ci lascia uno “scrittore”, o un professore; oggi ci lascia colui che come una voce possente dal profondo del petto ci grida le paure, i desideri, gli orrori dell’uomo; un faro accecante che illumina ciò che la società non vuole vedere.

Tuttavia ci affida un importante repertorio letterario da cui attingere, da cui imparare ad alzare la testa, a sporcarci le mani, a tuffarci nell’universo umano alla ricerca di noi stessi, ci rende successori di quella ricerca interiore che per lui, oggi, finisce qui.

 

Written by: Avant garden