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Quello che ho amato

Essere la moglie di uno scrittore conosciuto e apprezzato può avere più controindicazioni che vantaggi, specie se s’intende emulare la professione del marito; può essere causa di annichilimento davanti a un foglio bianco, innescare meccanismi imitativi, portare a vani tentativi di sopraffare la produzione del blasonato compagno. Siri Hustvedt, moglie dello scrittore americano Paul Auster, sembra dimenticarsi dell’esistenza di tali sindromi e con una prosa delicata ed elegante si dedica alla composizione di un intenso romanzo familiare ambientato in una New York colta e benestante. Quello che ho amato è la storia di due famiglie legate da un’indissolubile amicizia che ha inizio con la conoscenza dei due protagonisti del romanzo: il pittore Leo Hertzberg e il critico d’arte Williams Wechles. Il giovane artista e il critico sceglieranno di stabilirsi nello stesso condominio Newyorkese, lasciando che le loro vite siano separate solamente da una rampa di scale, percorsa più volte nel corso della giornata da figli, mogli, amanti. Questo andirivieni caratterizza le stagioni delle famiglie e da il ritmo al romanzo, non con la cadenza rigida del metronomo, più che altro sembra riprendere l’armonia con cui il compasso disegna il cerchio perfetto sul foglio: senza mai staccarne la mina. Il lettore è attratto dal testo con lo stesso magnetismo centripeto e nella lettura avrà la sensazione di compiere quel sinuoso movimento seguendo il tratto lasciato dalla parole della Husteved che sono armoniche e prive di cuspidi.
Le passioni, gli amori, i tormenti e la tranquillità delle vacanze estive trascorse dai personaggi nel vecchio casolare in montagna caratterizzano la vita delle due famiglie legate dalla passione per l’arte e la letteratura. Ma l’elogio della quotidianità e della condivisione che la Hustvedt tesse nelle prime pagine del romanzo è destinato a essere spezzato da un lacerante dolore che le famiglie saranno chiamate a subire. Il romanzo assume allora la forma del thriller e, pur non perdendo la fine analisi psicologica che la scrittrice riserva ai personaggi diventa palpitante, doloroso, quasi veloce a tratti ma pur sempre familiare. Familiare in due accezioni differenti: nella prima, più classica e già sottolineata, si fa riferimento alla tematica affrontata dal romanzo; la narrazione della storia di due famiglie, nella seconda il termine familiare assume una connotazione di vicinanza alla vita del lettore. Il romanzo è familiare come possono essere familiari la lingua madre o un paesaggio conosciuto, in quanto elementi fornitori di una conoscenza empatica di una certezza mai cerebrale eppure tranquillizzante. I personaggi del romanzo sono vicini al lettore, odorano dei suoi profumi preferiti, indossano abiti conosciuti, abitano case già frequentate. Proprio questa empatia, questa vicinanza, questo coinvolgimento costituiscono la forza del grande romanzo della Hustevedt che esplora tutti i sentimenti del dolore, del vuoto, dell’amore e che permettono all’uomo di comprendere il valore di quello che ha amato.

Written by: Chiara Buonvino