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Entrare nell’arte, si può


The Abramovic Method al PAC

Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ospita l’ultimo lavoro di Marina Abramovic, promosso dall’Assessorato alla Cultura, Moda e Design del Comune di Milano, e prodotto dal PAC e da 24 Ore Cultura-Gruppo 24 ORE, fino al 10 giugno
The Abramovic Method” si presenta come la prova vivente di ciò che per l’Artista racchiude il senso della performance o, se vogliamo, il metodo attraverso il quale Lei riesce a dare un senso profondo alla sua arte: il protagonismo dell’interazione tra il pubblico e l’opera.
L’arte diventa l’elemento primo per avviare un’indagine su sé stessi ed imparare a relazionarsi agli altri.
Pioniera dell’arte performativa dagli anni ’70, vincitrice del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1997, Marina si é sempre posta come soggetto stesso dell’arte, elevandosi ad opera per mezzo di una ricerca introspettiva che scava nei solchi della paura, rompendo ogni schema. D’altronde l’arte non é che una possibilità per uscire dalle righe ricercando ciò che, seguendo le regole, non ci sarebbe concesso trovare.
L’arte é come una zuppa” sostiene, é necessario scegliere gli ingredienti giusti e metterli insieme in una soluzione che sia equilibrata. Se preparata in questo modo, anche mangiare una zuppa diventa un’esperienza spirituale, perché l’esigenza dell’arte é quella di “nutrire ed oltrepassare i sentimenti comuni”.
Fenomenale interprete di tutto questo, in ‘Cleaning the Mirror I’ (1995) procede con la pulizia di uno scheletro sfregando, per tre ore, una spazzola sulle ossa. Oltre ai cinque televisori, messi in pila, che dimostrano questo processo di purificazione, é il rumore delle fibre che strofinano l’ossatura a rimanere nella testa dello spettatore per giorni.
Il suo metodo ha la capacità di andare dritto al punto come una freccia e lasciare attonito chi la sta osservando. Come in ‘Nude with the Skeleton’ (2002-2005), in cui l’artista é distesa nuda con uno scheletro che la la ricopre interamente, assecondando i movimenti del suo respiro.
Ma al PAC sono presentate anche le performances di ‘Santa Teresa’ ( ‘In the Kitchen’, ‘Vanitas’ e ‘Holding the Milk’ ) del 2009, in cui sperimenta un’elevazione mistica accessibile a qualunque individuo; ‘Stromboli’ del 2002 e ‘Dozing Consciousness’ del1997, che parlano del potere terapeutico ed energetico rispettivamente di acqua e cristalli; ‘Dragon Head’ del’90, dove i rimandi a Medusa esplicitano la capacità dei serpenti di muoversi sinuosamente nei punti più energetici della terra; e i lavori autobiografici ‘The Confession’ e ‘Conjunction’, che saranno d’ispirazione per ‘The Artist is Present’, al MoMa nel 2010.
Una riproduzione di quest’ultimo apre l’esposizione di Milano.
Una grande stanza con le due sedie ed il tavolo in legno chiaro, trasportati da New York, e sulle pareti laterali le proiezioni dei volti dei partecipanti della performance, a sinistra, e quelle del volto dell’artista che – per tre mesi durante l’orario di apertura del museo americano – ha fissato tutti coloro che volessero sedersi davanti a lei per il tempo desiderato, a destra.
Colpisce osservare come l’espressione di Marina sia immutabile e silentemente indagatrice, attenta, mentre gli occhi dei partecipanti trasmettano espressioni originali di stupore, commozione, riflessione e quant’altro, disposti a ricevere tutta l’energia traspirante dal suo sguardo, e aperti alla possibilità di farsi penetrare da esso.

Poi l’ultimo lavoro, il clou della pièce: ‘The Abramovic Method’, che vede soggetti dell’opera i visitatori interessati ad entravi dentro.
Dal 21 al 24 marzo é stata l’artista stessa a seguire i partecipanti in questa performance, da quella data in poi sono degli studenti dell’Accademia di Brera a prendere il suo posto.
I presenti, dopo essersi prenotati, hanno firmato un accordo d’onore con l’artista, dandole la loro completa disponibilità per la durata di due ore, in cui prenderanno parte dell’installazione facendo a meno di qualunque suppellettile (Ipod, cellulare, computer, ecc.).
Uomini e donne ad occhi chiusi, con indosso un camice bianco da laboratorio e delle cuffie isolanti per facilitare la concentrazione.
Stiamo vivendo in un periodo difficile, in cui il tempo ha sempre più valore semplicemente perché ce n’è sempre meno. Credo che la performance di lunga durata abbia il potere di creare una trasformazione mentale e fisica sia per il performer sia per lo spettatore. Per questo motivo vorrei dare al pubblico l’opportunità di sperimentare e riflettere sulla vacuità, il tempo, lo spazio, la luminosità e il vuoto”.
Ho creato un’installazione di oggetti per un uso umano e dello spirito, con cui il pubblico può interagire assumendo tre posizioni basilari: in piedi, seduto e sdraiato. In questo modo il pubblico diventa parte del lavoro.
Lo spettatore sarà come uno specchio per il pubblico che partecipa all’installazione.
Durante questa esperienza, spero che l’osservatore e l’osservato sapranno mettersi in relazione con se stessi e con il presente – l’inafferrabile momento del ‘qui ed ora’.”
Così l’Abramovic fornisce tutti gli elementi necessari per potersi ritagliare un po’ di tempo per comunicare con il proprio spirito e riflettere sul presente.
Le due ore sono suddivise in quattro momenti: 30’ di preparazione con gli assistenti, 30’ in piedi, 30’ seduti e 30’ distesi.
In ognuna delle installazioni – di cui la prima composta da sette gabbie in rame, la seconda da sette sedie in legno (per ognuna delle quali anche la versione in dimensione ridotta per ospitare il proprio spirito) e la terza da sei letti in legno e uno in rame – ci sono dei punti energetici: magneti nella prima, pietre preziose incastonate nelle sedie della seconda, e cristalli di quarzo sotto i lettini della terza.
E così, conferendo a Marina il nostro tempo lei ci ripaga con un’esperienza unica.
Il pubblico viene coinvolto, ed entra a far parte dell’entourage, per mezzo di binocoli posti sulla balconata del primo piano della struttura, dirimpetto alle installazioni, grazie ai quali riuscirà a scrutare le minime espressioni dei partecipanti entrandovi in sintonia, e creando con essi un nesso di intimità.
Ed é proprio l’intimità con lo spettatore ad emergere dagli ultimi lavori di questa pioniera dell’attivismo artistico.
In un’intervista inerente a ‘The Artist is Present’, Marina afferma di aver provato imbarazzo rincontrando nel museo i volontari che si erano seduti davanti a lei perché, nonostante non le avessero mai proferito parola, era come se li conoscesse da sempre.
Il potere del silenzio, e la concentrazione che si matura in esperienze simili, fanno sviluppare una capacità intuitiva e relazionale sorprendente, frutto del genio padrone di una sensibilità profonda, probabilmente legata alla sua biografia.
E’ nipote di un patriarca della chiesa ortodossa serba, fatto santo e tumulato a S.Sava a Belgrado, e figlia di un comandante inneggiato ad eroe dai compatrioti durante la Seconda Guerra Mondiale, il padre, e di un maggiore dell’esercito, la madre. Nata nella ex Jugoslavia, si sente nel mezzo della concezione temporale divisa tra occidente ed oriente, in una posizione “dove il vento tira forte”, sostiene.
Lei figura in arte anche la sua vita privata. Il peso che la storia ha avuto sul suo percorso, con la stella di Tito incisa sul suo ventre, e il dolore sordo della separazione dal suo decennale compagno Ulay, materializzato in un cammino di novanta giorni lungo la Grande Muraglia, in Cina. Partendo dagli estremi opposti, i due si incontrano a metà strada dopo aver percorso 2500 km, a suggello della fine di un qualcosa di grande e compiuto.
Marina Abramovic riprende il discordo iniziato da Duchamp, secondo cui é il pubblico a completare l’opera, e lo fa tanto suo da diventare lei stessa un elemento di ammirazione e uno spunto di saggezza, da cui l’arte contemporanea non potrebbe prescindere.

Dove:
Padiglione Arte Contemporanea,
Via Palestro, 14 – Milano.

Quando:
Fino al 10 giugno,
lunedì: 14.30 – 19.30
da martedì a domenica: 9.30 – 19.30
giovedì: 9.30 – 22.30

Costo dei biglietti:
Intero: 8 euro
Ridotto: 6 euro

Biglietto performance + mostra (dal 25 marzo al 10 giugno): 13,50 euro

Info prenotazione performance:
02 54915

Curatori:
Diego Sileo ed Eugenio Viola

 

Written by:  Andrea