neonzine

La città dei Venti Buoni

Buenos Aires, Querida mia.

Nella Querida, immancabilmente, sentirete la storia dei progenitori di un tassista che, intuendo il vostro accento, approccerà indiscreto: “Oh que lindo los italianos!!!! Mi familia es de Italia!!”, con un sorriso capace di accendere di gioia anche gli occhi più demotivati dal lungo viaggio.
Così capirete di essere arrivati nella città di 12milioni di abitanti dove il mondo é paese, i bambini sono accovacciati agli angoli delle strade, tutti bevono mate e una fiumana di automobili d’altri tempi sfreccia in un traffico disordinato.
E’ la Ciudad dei parchi, enormi macchie verdi e collinose colorano questa megalopoli dell’America Latina, la patria dei Gotan Project e del cuore di Eva Peròn: Buenos Aires.
Ogni suo scorcio ha il fascino di una storia che vale la pena ascoltare, ed echi di altre perle cittadine sparse per il mondo.
Recoleta, con le ampie strade costernate da rinascimentali palazzi bianchi, ha il retrogusto elegante della Spagna di Madrid, con note parigine nei caffè agli incroci.
Zona elitaria dei brunch delle famiglie bene nel patio dell’Hayatt Park, é tagliata da Avenida Posada e patinata dalle vetrine glassate dalle marche più costose.
In questa parte del mondo, non stupisce sapere che a pochi metri da un simile lusso, riassunto dalla fama dell’Alvear, vi sia l’inizio della ‘Villa de la miseria’, la favela.
Inconfondibile e’ il sapore, secco e dolciastro, della sangria al vino bianco del Portezuelo, baretto sito dietro le mura antiche del Cementerio Historico.
Il primo cimitero pubblico della città, aperto nel 1822, é affollato da sole cappelle con bare a vista poste l’una sull’altra, con cm di polvere ad opacizzarle e sulle targhette i nomi di chi ha fatto la storia di questo Paese.
La domenica il parco di Plaza Francia e’ gremito di artigiani della pelle e venditori di empanadas (piccoli calzoni di pasta di pizza, fritti o al forno, ripieni di carne, pollo, verdure , jamon e queso o cebolla e lardon).
Sull’erba, davanti il Centro Cultural, i ragazzi suonano e cantano come se non ci fosse un domani, come se fossimo tornati negli anni ’70, quando le preoccupazioni si celavano dietro il suono di una chitarra.
Il Microcentro inizia con la Casa Rosada, oggi riconfermata a Cristina Fernàndez de Kirchner, e culmina con l’Obelisco: il punto dove venne issata per la prima volta la bandiera nazionale, nel 1812, quando al suo posto vi era una piccola chiesa; e dirimpetto il teatro dell’opera Colòn, l’unico esistente con un’acustica tanto impeccabile.
Avenida 9 de Julio, che collega i due estremi del quartiere, é la più larga strada mai costruita, con più di dieci corsie e quattro semafori per i pedoni.
Plaza de Mayo, oltre alla celebre casa “color salmone”, ospita settimanalmente manifestazioni politiche possibili solo in Sud America, dove l’appartenenza al proprio Paese, e la speranza che la vita possa risollevarsi, si aggrappano indistintamente a uomini e donne di tutte le eta’, educati a rivendicare i propri diritti, di uomini e di lavoratori, dalla voce sicura e carismatica di Evita.
A pochi minuti a piedi c’é Sant’Elmo: el barrio del Tango, dove nacquero le prime milongue.
Le note di questo distretto fatto di stradine, e salite, e discese, e sampietrini irregolari, hanno un sapore tutto francese.
Qui, il Teatro la Scala e la Universidad del Cinema.
Tutte le domeniche la Feria de Sant’Elmo, con l’antiquariato che profuma di oggetti riesumati da cantine nascoste, nel mercato coperto, la statua della creatura del porteño Joaquin Salvador, Mafalda passaguai, e nella piazzetta Dorrego una coppia che balla da cent’anni su note tanguere, regalando la speranza d’un amore possibile a tutti i passanti.
Attraversando poi uno stradone che trema e rimbomba, percorso da soli camion che spingono l’acceleratore verso le fabbriche della periferia, eccoci a Puerto Madero.
Fino a qualche anno fa zona limitrofa e malfamata, oggi ha sentori a metà strada tra Dubai e Manhattan. Questo pezzo di città – costruito in poco tempo, si presume per mezzo del riciclo di soldi poco intonsi – si affaccia sul Rio de la Plata, da cui spicca il Ponte della Mujer. Progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, lo stesso del bizzarro e diversamente pratico ponte veneziano, raffigura il casche’ di una sinuosa ballerina ispirata dal folclore argentino.
I grattacieli sono mozzafiato, e gran parte della zona, anni fa, venne acquista dal signor Faena che, monopolizzandola con il marchio “F”, ne ha fatto una sorta di Art District con gallerie, spazi espositivi e boutique di design avanguardista. Da un vecchio magazzino per il grano, lo stesso, ha ricavato il suo omonimo e celebre Hotel acchiappa sogni disegnato da Philippe Starck; qui, nelle toilettes, l’acqua esce dai becchi di cigni d’argento.
Sul Plata galleggia un veliero, Museo della Navigazione, e vi sono carroponti gialli e rossi un tempo adibiti al sollevamento dei container, e lasciati oggi a decoro dell’ambiente.
Le stesse gru si scorgono anche dalla strada che porta al barrio dello stadio storico, che ha regalato mille e un’emozione al Sud America: il Boca.
Con case di latta ondulata rosse, gialle, verdi e blu, questo luogo é un tuffo nel colore.
Agli stranieri sono riservate un paio di strade, non di più se non ci si vuole sentire fuori luogo e troppo soli.
Musica caliente, venditori di libri usati, campetti da basket con ragazzini che schiamazzano, negozi e ristoranti, ciò che riserva il famigerato Caminito.
Ritornando verso il centro, passando per l’Avenida Libertador del grande Fiore argenteo che affianca la Universidad de Derecho, ci si lasciano alle spalle parchi affollati da dog sitter che portano a spasso cani di ogni stazza, per poi imboccare Avenida Santa Fe’.
Tra centri commerciali e chioschi di fiori, ecco El Ateneo: un vecchio teatro, con tanto di balconate e drappeggi, adibito oggi a libreria.
A pochi incroci da qui, il simil-Village di Buenos Aires: Palermo.
Grande quanto molte delle piccole città italiane, si suddivide in Soho, Viejo e Hollywood.
Il Giardin Botanico, lo Zoo con canguri e pavoni che si aggirano liberamente tra i visitatori, il Giardino Giapponese con i ponticelli rossi e i venditori di bonsai, e l’Ippodromo gremito di appassionati delle corse. In quest’ultimo, nelle stagioni di apertura del campionato di Polo, famiglie e giovani, in cerca dell’evento più popolare dell’anno, sono i protagonisti di un’atmosfera che fa pensare ad una battuta di caccia all’inglese.
Soho: tante case basse diverse per colore, infissi e portoni d’ingresso, sono, oltre che abitazioni, succulenti ristoranti fusion o d’asado e localini nascosti dove bere un buon Malbec.
Plaza Serrano é briosa e perennemente piena di gente nelle stagioni del caldo.
Le vie più interessanti sono Honduras, Costa Rica, Armenia, ma non illudetevi di poter fare spese pazze perché le etichette nelle boutique scottano!
Palermo Hollywood e’ sito al di là della ferrovia, e all’incrocio che lo separa da Soho c’e’ il Ferona: un club privato, un appartamento, in realtà, adibito a locale. In cucina gli amici del proprietario preparano cocktail con fragole e basilico, e ci si può sedere sul divano del salotto, o su una delle poltrone dello studio, para disfrutarlos.
Il nome del quartiere probabilmente e’ dovuto ai suoi grattacieli e alle piscine sui rooftop, dove i porteñi imbastiscono parrille.
Il giovedì, chi vive a Belgrano si riunisce nella piazzetta del parco, mette su un giradischi un 33giri che suona note latine, e, con fare da film alla Almodovar, balla con sentimento e per ore il tango popolare.
Sempre nello stesso quartiere, il Malba: Museo di arte moderna sud americana, dove curiosamente l’allestimento di opere che spaziano da Botero a Frida, fino ai contemporanei più insoliti, cambia una volta al mese.
Nei locali, concentrati dirimpetto all’Aeroparque (aeroporto a pochi minuti dal centro), non si entra prima delle 3 A.M. per uscirne quando l’alba ormai e’ un ricordo.
Un’esperienza a sé é la Bomba del Tiempo, al Konex-Ciudad Cultural. Tutti i lunedì, dalle 19 alle 22, prende vita uno strabiliante concerto live di bonghi, ed é impossibile non farsi trasportare da una musica tanto viva, sorseggiando il tipico mix di Fernet&Cola.
Il ritmo con cui la vita scorre, in questa città dai Venti Buoni, batte lento.
Fatta eccezione di autobus e taxi che sfrecciano da ogni dove come se fossero in autostrada, tutto si svolge in modo placido, trasmettendo un senso di calma che crea assuefazione.
L’unico elemento che manca alla Querida e’ il mare, ma il calore dell’accoglienza del suo popolo multietnico, fatto di immigrati per lo più spagnoli e italiani, fa sentire sempre a casa.
E si stringe il cuore a vedere che, anche se con un oceano di mezzo che separa dalle proprie origini – e nonostante l’ormai internazionale “bunga bunga” – esiste ancora chi inneggia la sua patria. I “Tani” (da napoletani, appellativo degli immigrati italiani) fanno fatica a credere di non aver mai visto il Colosseo e, per una vita di stenti, mettono da parte i soldi per visitare la loro Terra.
Buenos Aires é un giro in giostra che dura troppo poco, ma ciò che porterete via con voi sarà un souvenir di baldoria eterna.
 

 
 
Written by: Andrea