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Se una sovrana chiede: “Cosa sta leggendo?”

Cosa accadrebbe se la Regina d’Inghilterra scoprisse, in via del tutto accidentale, di non poter più a fare a meno di quegli oggetti misteriosi e straordinari che sono i libri, per anni sepolti dalla polvere tra gli scaffali della biblioteca istituzionale? E` la domanda che Alan Bennett pone retoricamente al lettore in apertura di ‘La sovrana lettrice’, romanzo dello scrittore inglese. La risposta, frutto di una riflessione contro fattuale tracciata con sofisticato e raffinato umorismo, costituisce il corpo del testo nel quale l’autore va ad analizzare tutte le bizzarre ripercussioni che la scoperta di tale passione potrebbe avere sull’entourage della sovrana e sul suo popolo.
E se in un tranquillo pomeriggio la Regina d’Inghilterra condotta dai suoi cani si ritrovasse davanti a una biblioteca circolante parcheggiata di fronte alle cucine della propria residenza e decidesse di entrare e prendere in prestito un libro? E se questi libri diventassero decine e centinaia nel corso dei mesi? Se la sovrana sviluppasse un amore senile per la letteratura, cosa accadrebbe? Bennett fa una radiografia di questi interrogativi analizzando la storia della nascita di una passione sin troppo umana e edonistica per poter appartenere a una sovrana. L’amore per la letteratura è difatti visto di cattivo occhio dalla servitù della stessa, osteggiato dal primo ministro che lo considera un passatempo eccessivamente egoistico e in contrasto con i doveri pubblici. Anche gli incontri istituzionali con i capi di stato diventano difficilmente gestibili da quando la sovrana, invece di limitarsi alle domande di circostanza, si prodiga in sinceri e interessati “Cosa sta leggendo?” ricevendo insoddisfacenti e inadeguate risposte per un palato ormai esigente come il suo. L’amore per la letteratura cresce a suon di Frost, Hardy, Austen, Woolf, facendo aumentare il malcontento del regio staff incapace di cogliere il magnetismo che lega la sovrana al testo amato. Sarà proprio questa deficienza nel vedere, figlia di un pragmatismo reale che vuole ridurre la letteratura a una perdita di tempo, il motivo dello sbigottimento dei consiglieri di sua maestà.
La sovrana lettrice è un libro sottile nella forma e nel contenuto. E` sottile perché Bennett sceglie la forma del romanzo breve per raccontarci la storia di questa passione sbocciata in tardi età, confusa persino per una forma di Alzheimer. Sottile è anche il suo personaggio principale, che è gentile nei tratti come solo una regina può essere ma altrettanto (nobilmente) desiderosa di sapere come dovrebbe essere ogni essere umano prima di dimenticarlo.
Il virus della letteratura che ha infettato la sovrana è totale, e causa di una cecità di senso opposto che permette a quest’ultima di vedere con precisione dettagli prima offuscati, di acquisire la capacità di guardare da lontano e a volo d’uccello, di porsi interrogativi fino a quel momento fuori misura. Ma, in un mondo di ciechi, il riacquistare la vista desta sospetto, invidia, malcontento, perché considerato come atto sintomatico di privilegi riservarti a un singolo meritevole di cure a dispetto della collettività. Bennett sembra ricordarci, con l’ironia e il cinico umorismo che lo contraddistingue, che la cura è alla portata di tutti, perfino di una sovrana archetipo del busy man e si chiama letteratura.

Written by: Chiara Buonvino