neonzine

Tiziano e la nascita del paesaggio moderno

Il tema di questa mostra, a Palazzo Reale fino al 20 di maggio, é il paesaggio veneto.
Fino al 1400 le note paesaggistiche non erano che lo sfondo delle pitture consacrate alla storia e a temi sacri, unici soggetti degni di essere opere.
Poi Giovanni Bellini innalza lo status dello scorcio naturale a protagonista dell’arte.
La parola “paesaggio”, fulcro dell’esposizione, viene citata per la prima volta dal celeberrimo Tiziano in una lettera all’imperatore Filippo II, era il 1552.
Le opere presentate sono cinquanta e spaziano dal ‘400 al Tintoretto, in un allestimento, curato da Mauro Lucco, che non segue il criterio cronologico, ma approfondisce in maniera indefinita tematiche differenti.
Viene qui affrontata un’indagine sulla pittura veneta attraverso le tavole e le prime tele della storia dell’arte, che nascono proprio a Venezia come sostituzione dell’affresco, di cui se ne intuisce la deperibilità causata dell’alto tasso di umidità diffusa.
In primis viene offerta ai visitatori la visione di ‘Il crocifisso con cimitero Ebraico’ (1503) del Bellini, che vede un Cristo solitario tra lapidi ebraiche, con incisioni poco chiare e probabilmente erroneamente ricopiate dall’artista, in una dettagliata Gerusalemme ideale da lui fantasticata.
Un’opera dopo l’altra si assiste ad un trionfo del colore: cangiante, onirico, setoso e appariscente, é forse proprio lui a colpire l’occhio dello spettatore.
Emblematica é la ‘Madonna col bambino tra i santi Caterina, Domenico e il donatore’ (1513) di Tiziano, con la netta divisione contrastante tra interno ed esterno della scena, in cui, per la prima volta, la veridicità della natura entra nella realtà dell’immagine con l’erba che solletica il pavimento, sfiorando la seta palpabile della veste della Vergine.
L‘opera più importante di Jacopo Sannazzaro, L’Arcadia, ispira le opere della terza sala con gli spunti fiabeschi delle Metamorfosi di Ovidio, come quelle di Cima di Conegliano – ora in mostra al Louvre – o del seguace di Sebastiano del Piombo con ‘Paride sul Monte Ida’ (1505), che ricorda la pittura sfumata, e al contempo intensa, di Leonardo in ‘La Vergine delle Rocce’.
Da Ovidio prende spunto anche Tiziano in ‘Nascita dell’Adone’ (1506).
E’ invece la sinuosità a caratterizzare la ‘Ninfa della Fonte’ (1518) di Palma il vecchio, le cui forme e la cui posa rimandano alla figura di una cortigiana, che inneggia il tonalismo veneto.
Stupiscono la modernità dell’effetto controluce delle ali dell’angelo di Tiziano in ‘Tobiolo e l’Angelo’ (1514), e il cangiantismo della sua veste purpurea svolazzante e leggera.
Si avrà qui la possibilità di vedere opere provenienti da Londra, Parigi, Berlino, Lille, ma anche da Huston, come ‘L’Adorazione dei Pastori’ eseguita da un prematuro Vecellio nel ‘510.
Presenti anche tele fiamminghe, d’ispirazione veneta, come quelle esposte nella sala dedicata al tema dell’incendio dove, oltre a svariate rappresentazioni di Loth e le figlie, il cui tema incestuoso si lega alla distruzione del fuoco, ci si immerge nell’immaginario onirico di Sustris.
Sala dopo sala, imbattendosi in opere realizzate dagli stessi artisti a distanza di anni, ci si accorge di come cambino la loro tavolozza ed il loro modo di dare un ruolo, ed una sempre differente definizione, al paesaggio.
Nel ‘Narciso’ di Tintoretto (1560) lo scenario é tagliato da squarci di luce ed é definito appena, in modo vago e senza l’accuratezza dei dettagli analizzati dagli artisti nella prima metà del ‘500.
La mostra si chiude con una tela di William Dyce del 1850, presentata quale omaggio al protagonista del titolo dell’esposizione: ‘Titian’s First Essay in Colour’, dove Dyce si figura, in una visione romantica, che il Maestro dipinga col succo spremuto dai fiori appena raccolti.

Dove:
Palazzo Reale,
Piazza Duomo, 12 Milano

Quando:
Fino al 20 maggio
lunedì: 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì, domenica: 9.30 – 19.30
giovedì e sabato: 9.30 – 22.30

Costo dei biglietti:
Intero: 9 euro
Ridotto: 7,50 euro

Curatore:
Mauro Lucco

 

Written by: Andrea