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La France á la pêche

Sarkó si riconferma l’uomo dei primati, ma questa volta è la gauche ad esultare: è la prima volta -dall’alba della quinta repubblica- che il coinquilino dell’Eliseo è in svantaggio dopo il primo turno. Così, dopo Mitterand, e dopo 30 anni di sconfitte, la sinistra “rischia” di vincere le elezioni.
Ma la vera sorpresa di questa tornata elettorale non è rappresentata né dalla risicata vittoria del socialista Hollande (che si è fermato al 28% contro il 27% del suo avversario), né dalla bocciatura che i francesi hanno riservato a «Monsieur le Président».
Il risultato di questo primo turno, per ció che riguarda gli equilibri politici che ha sparigliato, sembra essere meno scontato del previsto. Al contrario, -soprattutto in tempo di crisi- può apparire più banale l’exploit della destra xenofoba: le posizioni di Marine Le Pen hanno fatto presa sui francesi.
Così, la bionda del Front National, il “terzo uomo” che ha preso parte a questa competizione, risulta emergere da questa come unico vero vincitore.
Ne parla infatti con fierezza il padre Jean-Marie: ammette che la figlia ha raggiunto risultati che, nemmeno lui, in quaranta anni di attività politica aveva mai ottenuto con la stessa formazione politica.
Un elettore su cinque ha dato fiducia alla “bionda di ferro”, giudicando un’alternativa valida il programma protezionista del Front National. Così, saranno gli elettori più colpiti dalla crisi -gli stessi che non hanno concesso il loro appoggio al candidato di estrema sinistra Melénchon– a fare da ago della bilancia per ció che riguarda gli equilibri che si stanno delineando prima del prossimo turno; e a rappresentare anche il vero ostacolo per un eventuale ritorno di Sarkó all’Eliseo. Infatti, molti di loro si asterranno: di questi, solo il 52% si recherà alle urne il 6 maggio prossimo, pur di contrastare l’ascesa di Hollande.
Appare così scontata la sterzata che il Presidente uscente dovrà effettuare a destra: da subito dovrà tentare di riconquistare, almeno in parte, questo 18% di elettori. Insomma, appare questa l’unica strategia attuabile: dopo tutto i voti sono quelli che sono, ed è necessario riconquistare consensi tra gli scettici. Va ricordato, però, che i più fedeli a Marie Le Pen seguiranno la linea della propria leader, e riterranno meno sgradevole consegnare il Paese nelle mani di Hollande, che lasciarlo in balia del presidente uscente.
È noto, infatti, che per gli elettori del Front National il nemico -quello vero- sia Sarkozy, non Hollande. È lui, Sarkó, ad incarnare «la destra che svende la Francia»: così i fedelissimi di Marine preferiscono andare «á la pêche» (astenersi, ndr.) piuttosto che assicurare la vittoria a Sarkó.
L’atteggiamento che il Front National è intenzionato a perpetuare è del tutto antisistemico e di aperta ostilità rispetto ai partiti che siedono nell’Assemblée Nationale, dove nessun deputato veste la casacca lepenista. E, dopo un anno di campagna elettorale volta alla distruzione dell’attuale inquilino dell’Eliseo, sembra improbabile che i vertici del FN possano spingere i propri elettori a sostenere Sarkozy.
Anche se i numeri sembrano confermare come l’orientamento politico dei francesi tenda a destra, il processo mentale che ci spinge ad effettuare la mera somma algebrica delle preferenze che ogni candidato si è aggiudicato in questo primo turno, pur di azzardare un -sia pur azzardato- pronostico, potrebbe condurci ad ipotizzare scenari poco aderenti alla realtà: il ballottaggio non dipende -esclusivamente- da fattori numerici.
Infatti, se è da un lato è vero che Hollande è riuscito ad assestare un duro colpo all’immagine del Presidente, dall’altro sarebbe un grave errore cullarsi nell’illusione della inevitabile sconfitta dell’ambizioso e abile Sarkò (solo cinque anni fa metteva al tappeto Ségolène Royal).
Come ha scritto Massimo Nava sul Corriere «il giovane leader che voleva rinnovare il gollismo e trasformare il modello francese, rischia di essere ricordato per aver consegnato l’intera Francia alla “gauche” e risvegliato in modo esponenziale la galassia dell’estremismo, dell’antipolitica e del rifiuto di tutto».
Non illudiamoci. Una sola cosa è certa: Sarkò non è affatto disposto ad essere riposto nella soffitta della storia.

Written by: Jacopo Arpetti