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La memoria, prima di tutto

La prima volta che gli strinsi la mano fu nella primavera del 1967.
Inizia con un ricordo il romanzo di Paul Auster, un’immagine cristallina di un gesto normalmente marginale come quello di due mani che si cingono mentre la bocca pronuncia il proprio nome e l’orecchio è impegnato a recepire quello della persona appena incontrata. Ricostruire il primo contatto tra due uomini a trent’anni di distanza significa cercare di scovare possibili premonizioni sul futuro di un’amicizia che in precedenza non si erano colte. Questo lavoro clinico e accurato, volto alla comprensione, alla ricerca del tassello che possa riempire di senso l’intera immagine, è compiuto da Adam Walker protagonista del romanzo Invisibile di Paul Auster. E proprio il titolo sembra fotografare nel dettaglio la figura del ragazzo, allora ventenne, nell’anno che cambierà il corso della sua vita. Adam Walker èinvisibile nelle due sfumature che più si accostano al termine quando si riferisce a una persona e non ha un oggetto: èevanescente e inosservato come solo uno studente di letteratura in un formicaio come New York può essere. La solitudine del ragazzo è destinata a essere interrotta dall’incontro con il professor Rudolf Born e la sua ragazza francese Margot che lo trascineranno in un turbine di menzogne e aggressività destinato ad esplodere in una notte estiva. Così l’impacciato Adam assiste a un crimine efferato compiuto dal professore ai danni di un giovane ragazzo, tormentato dai sensi di colpa per non aver chiamato tempestivamente la polizia e l’ambulanza, e segnato dall’evento,passerà il resto dei giorni ossessionato dai ricordi di quell’estate. Proprio da questa ossessione, da questa necessità, nasce l’idea di redigere un manoscritto autobiografico a trent’anni di distanza dall’evento per dare voce alla memoria, capire, radiografare quelle giornate e soprattutto placare la sete di giustizia da cui non riesce a staccarsi.
Finito di leggere Invisibile viene voglia di rileggerlo perché la scrittura di Paul Auster è talmente fluida, scorrevole a tratti suadente che si ha la sensazione di aver consumato troppo velocemente alcuni passi. Non c’è avidità nella lettura e la velocità con cui scorrono gli occhi sulla carta, la leggerezza con cui le pagine vengono voltate, l’autenticità empatica con cui ci si accosta ai personaggi sono merito di uno delle voci più autorevoli della narrativa Nordamericana contemporanea. La voglia di leggere nuovamente il romanzo è data anche dalla particolare struttura di cui è composto: diviso in quattro parti e raccontato da tre voci, intervallando prima, seconda e terza persona. Così il lettore si accosta ad un testo costituito da scritti differenti, stilisticamente incomparabili eppure armoniosamente avvicinati, redatti da tre personaggi (due maschili e uno femminile) che forniscono diverse angolazioni degli eventi che nel 1967 sconvolsero la vita dell’ingenuo studente della ColumbiaUniveristy.
E` un romanzo di prospettive quello di Paul Auster, di memoria eppure perfino di formazione, in cui il lettore è trascinato in quell’anno buio – dove sullo sfondo campeggia la guerra in Vietnam – e trasportato nella lettura dalla stessa brama di comprensione mista a rabbia che porta il protagonista a scrivere il suo mémoir. L’idea sottesa al grande romanzo sembra essere quella che vede la sete di giustizia placata solo a eventi raccontati, letti e ascoltati. Insomma, la memoria prima di tutto.

Written by: Chiara Buonvino