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Julie Grelley – Angeli

C’è qualcosa di raro in Angeli, primo romanzo di Julie Grelley, parigina che si guadagna da vivere scrivendo sceneggiature. Se si cerca sulla rete si leggono recensioni che dipingono questo testo come un noir, un giallo, che puntano il dito sulle tre personalità raccolte dentro il corpo di Colline, sulla sua schizofrenia, sul suo passato di modella scarnificata, sul tempo trascorso in prigione per adescamento di minore, sul grasso con cui nasconde il proprio corpo. E la Grelley ha una scrittura talmente nitida, slavata, eppure così obliqua, che chiudere le sue parole nel recinto di un genere non solo non rende giustizia dei suoi risultati espressivi, ma rischia di essere profondamente fuorviante per la comprensione di questo romanzo inaspettato, che rischia di passare in sordina, e non lo meriterebbe.
Stando al tempo della narrazione Colline ha trentotto anni, è in libertà vigilata, in seguito all’assassinio del giovanissimo Jérémie, fa terapia con lo psichiatra Pellet e deve apporre firme al cospetto di Bernard, il controllore giudiziario. Colline vive in Normandia, a Thorville, e lavora presso un negozio di bricolage che si trova vicino all’Istituto privato Saint-Joseph, che ospita bambini e ragazzi prepuberi. Casa e bottega sono lo stesso posto.
Colline ha un passato da top model. Spinta dalla madre, ad appena sedici anni, si ritrova in un mondo fatto di luci che abbagliano e di richieste di performance fisiche notevoli, che infine la schiacciano. Nel giro di pochissimi anni vince il premio di Nuovo Volto dell’Anno 1989 (notare la data, ancora tremendamente vicina all’apice dell’edonismo yuppie). Vinto questo premio, Colline si abbandona ai primi segni del delirio, della scissione.
Colline inizia a immaginare un mondo di relazioni interpersonali, e affettive, nel quale siano banditi il sesso, il desiderio, il peccato (il romanzo si apre proprio con questa frase). Colline si rende conto di poter vivere in questo mondo solo attraverso la mutilazione dei genitali dei bambini – i suoi angeli, che avvicina e irretisce – per poi conservarli in formalina, nell’alcol. Prima di essere catturata dopo il primo assassinio, quello di Jérémie, Colline uccide e mutila molti ragazzini: Quentin, Vincent, Damien, GregoryColline è un’omicida seriale, è convinta di operare, di celebrare, una purificazione: significante che indica l’ablazione, la rimozione, di ogni aspetto riproduttivo del ragazzino che di volta in volta avvicina e uccide.
Nel tempo della narrazione Colline s’innamora di un ragazzino di nome David. Riesce a procurarsi il numero del cellulare e imbastisce una relazione telefonica, fatta di sms e di brevissime chiamate. In preda a un delirio mistico, Colline decide di rapire, per David. Il tutto viene pianificato nella settimana del 15 agosto. Colline trova anche un possibile colpevole sostitutivo di lei, André Bellorget, il giardiniere del Saint-Joseph, e un luogo per l’alibi: un piccolo albergo a Cabourg. Rapisce David, mancano pochi giorni alla purificazione del ragazzino, ma qualcosa non va per il verso giusto. Colline deve aspettare altri due mesi.
Questi per sommi capi gli immediati dintorni della storia, che tuttavia non esauriscono la storia, ne indicano appena le strutture profonde.
Si accennava delle personalità racchiuse nel corpo di Colline. Sono tre: Colline, Lynn e Michelle. Lynn è il nome che racchiude la sua esperienza di fotomodella, Michelle è il nome che Colline adotta per avvicinare, dapprima solo telefonicamente, il piccolo David. E Colline parla spesso di sé stessa in terza persona. Questo è il colpo di genio della Grelley. L’archetipo contemporaneo del serial killer, il Patrick Bateman di American Psycho, viene allontanato vertiginosamente da questo semplice espediente grammaticale: l’alternanza tra la prima e la terza persona quali voci narranti. L’oscillazione tra queste due voci crea un effetto perturbante dal quale difficilmente ci si distacca.
Colline è Colline, ora grassa, con capelli tinti e lenti a contatto colorate, con i denti rovinati dall’acido, il seno ferito volontariamente, il labbro rovinato; Colline è Lynn, capelli chiari e occhi azzurri, la fotomodella che è arrivata a stupire Vivienne Westwood; Colline è Michelle, la ragazza senza volto di cui si innamora il piccolo David.
Colline è uno scarto della società dell’immagine, è un ingranaggio dai denti sbeccati della grande catena dello spettacolo, è un residuo. La sua ricerca dei bambini, e la loro castrazione, sono un desiderio di purezza. A questo desiderio di purezza corrisponde un rifiuto di sé che si manifesta in due modi: l’automutilazione e l’uso del tutto personale di psicofarmaci che lei miscela, in base alle sue necessità criminali, per modulare il proprio umore.
Un altro ingrediente che la Grelley usa in modo accorto è la mistica. Colline ha una venerazione per San Michele, trova in alcuni passi del Vangelo di Matteo la giustificazione per quanto compie. Nelle scena finale è proprio San Michele ad apparirle e a farle risparmiare, anche se per poco tempo, David. Alla stessa maniera con la quale Abramo risparmiò Isacco. La mistica è in questo caso una ulteriore articolazione del delirio, della dissociazione che tiene prigioniera Colline in sé stessa.
Il valore aggiunto del romanzo della Grelley non sta tanto nella scelta di un tema del genere, gli omicidi seriali a sfondo sessuale – tema in realtà presente nella letteratura degli ultimi venti anni fino all’abuso. Il suo valore aggiunto sta nell’avere scelto uno stile sobrio, contenuto, ma dal peso specifico incalcolabile. La semplicità della esposizione di questo quadro clinico ha presieduto anche l’architettura della storia: paragrafi brevi, numerati a partire dallo zero, come fossero delle scene di pochissimi minuti che poco per volta portano a una conclusione solo apparentemente consolatoria: la mancata evirazione di David. Questa vita, che alla fine non si spezza ma si affievolisce fino alla consunzione e alla morte per fame e setticemia, si rivela infine come preludio per una successiva tappa della follia di Colline: accecare i suoi angeli, perché nemmeno loro possano vedere il mostro in cui lei si è trasformata.

 

Written by: Giuseppe Martella