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Il sale della vita – F. Heěritier

L’ etnologa francese Françoise Héritier, professoressa onoraria al Collège de France, raccoglie la più semplice delle sfide: stilare in 86 pagine una lista delle piccole azioni che costituiscono ‘Il sale della vita’. A fornirle il pretesto per abbandonarsi a questa meditazione intima e ironica che pur si allontana sideralmente dai suoi lavori accademici precedenti, è una cartolina ricevuta da un caro amico che le dichiarava con franchezza di star passando: “Una settimana rubata di vacanze in Scozia”.  La riflessione della studiosa muove proprio dal termine ‘rubare’, che a leggerlo nero su bianco acquista una sua immediata figurazione e le impone di domandarsi: chi ruba cosa? Una settimane di vacanze è da considerasi un furto (in un eccesso di reverenza nei confronti del proprio lavoro, capo, clienti)? Partendo da questi semplici interrogativi l’antropologa stila il suo grande monologo interiore, che ricorda la più pura delle conversazioni amicali; quella fatta sdraiata schiena a terra su un prato estivo giacché è autentica, disinteressata, senza filtro e spontanea.  Nella sua confessione, che pure appare sussurrata in assenza di luce tanto arriva in punta di piedi e senza disturbare, l’autrice traccia con franchezza e senza boria la tassonomia dei piccoli piaceri cui il nostro essere sembra tendere, rendendo omaggio a quella leggerezza e grazia che paiono legati all’uomo intrinsecamente, e costituiscono il fine ultimo della sua esistenza. A finire nella lista, che prende la forma di un’unica grande frase a causa dell’assenza di punti che diano respiro in quel regno delle virgole che contraddistingue ogni elencazione, il lettore ritrova gesti quotidiani come: “le lunghe conversazioni nella penombra, l’odore dei cornetti caldi nella strada, gli occhiolini di complicità.” Proprio l’empatia è la grande forza del testo, che sorprende il lettore a sorridere dopo ogni frase nel ritrovarsi nelle movenze descritte, a staccare gli occhi dal libro, socchiuderli leggermente per ricordarsi dell’ultima volta in cui ha sentito l’odore delle lenzuola fresche in una casa di campagna.

Il libro della Héritier andrebbe letto poco alla volta, assaporato con la lentezza che si riserva al cibo di qualità, per godere di questa attività di rievocazione di sensazioni, sentimenti, voci, che prende vita dalle suggestioni dell’autrice. La forte intimità di cui sono intrise le pagine e la sobrietà dello stile pongono il lettore nella particolare condizione di chi si chini a spiare furtivamente dalla serratura della porta sperando di scorgere una particolare figura e trovi invece uno specchio che lo costringe ad osservarsi da vicino. Il sottile libro infatti, con l’umiltà e la spontaneità di cui ogni lettera amicale dovrebbe essere contraddistinta, ci invita a ristabilire quel rapporto privilegiato con il nostro io che la quotidianità sembra averci fatto smarrire, partendo dai più semplici e mai banali gesti come “montare a mano la maionese” o “avere paura al cinema” che costituiscono il sale della vita fine a renderla armoniosa, pingue, totale.

Written by: Chiara Buonvino