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PRIMAVERA REPORT

Ci sono due tipi di Festival.
Il primo è quello tipicamente “britannico” in cui impieghi tre ore a raggiungere un posto lontano dalla civiltà, nella campagna più sperduta.
Dal momento in cui inizia il primo concerto, non vedrai altro che fango, pioggia, distese di tende e diciassettenni che si aggirano come zombie, alla ricerca di una bottiglia di birra, una canna, una pasticca.
Quei festival in cui o sei preso (bene) dalla musica o sei perso nel marasma lisergico.
Certo, il main stage è talmente grande che puoi parcheggiarci il Titanic, e l`acustica e tale che ti sembra portare delle Sennheiser perenni, ma dopo quattro giorni vuoi tornare a casa e dormire per 1 mese in un “vero” letto.

Il secondo tipo di festival è un “sui generis”, il Primavera Sound.
La location e` “Parc del forum” , un parco all`interno della stessa Barcellona raggiungibile in Metropolitana: fermata Diagonal Mar, 20 minuti dal Centro e sei arrivato. Palchi, anfiteatri, parchi all`aperto, mare come sfondo, clima spettacolare e 250 live acts.

Purity Ring – Pitchfork Stage (19:15) 31 Maggio

Il GROSSO inizia al Pitchfork stage, con i Purity Ring.
Finalmente diamo una “faccia” a questo eclettico duo canadese che, nonostante la giovane età, è già dotato di un suono distinguibilissimo.
Megan, una ventenne dall`aspetto da bambina, si alterna tra percussioni e voci con attitude bizzarra ma sicura padronanza nel modulare la voce.
Gli occhi di tutti, però, sono su Corin Roddick e sul suo incredibile “strumento”: una station di mixer, synth e percussioni, circondata da bulbi che si accendono e suonano allo stesso tempo. Il live, anticipazione del disco d`esordio “Shrines”, è una miscela di pop futuristico ed elettronica a cui il pubblico risponde spaesato ma incredibiltmente coinvolto.
Il tutto finisce con “Obedear”, una canzone spettrale ma ballabilissima dal riff ipnotico che moltiplica la sua potenza grazie ai bulbi colorati del bizzarro strumento di Corin.

Grimes – Pitchfork Stage (20:30) 31 Maggio

Ancora scossi dall`atmosfera lasciata dai Purity Ring, il pubblico è già carico per la performance di Grimes.
Visions” è uno di quegli album di cui non hai la piu` pallida idea su come possa suonare dal vivo: molteplici suoni, campionamenti, effetti vocali.
Grimes sembra tenerci tanto all` appellativo “futuristico” quando si parla del suo sound, ma purtroppo, non e` cosi` facile per lei la resa dal vivo.
Durante l`esibizione Grimes sembra una bambina che gioca con delle tastierine Fisher Price, meravigliandosi di ogni strano suono, ridendo sugli strafalcioni.
Il live e` lontano dalla meticolosità ed elaboratezza di “Visions”, ma ognuno sembra ballare noncurante.
Quel folletto di Grimes, nel frattempo, si dimena tra le tastiere e se la ride quando sbaglia nota. Il fascino della sua performance è senza dubbio nei loop vocali. Claire usa la sua voce come uno strumento, trasformando liriche pop, dreamy, electro e RnB in un qualcosa di dark, dolce e inebriante.
Lo show finisce dopo un`ora, ma tutti, compresi gli strani individui che si dimenano sul palco, sebbene grondanti di sudore, ne vogliono ancora.

The xx – Mini Stage (00:45) 31 Maggio

Quello degli XX era sicuramente uno dei set più attesi del fitto programma del Primavera Sound 2012 , vuoi perché sono passati due anni dall’ultimo contatto con l’esigente pubblico del festival spagnolo e sia perché ritornare da headliner con addosso l’etichetta di ragazzi prodigio del pop mondiale comporta una pressione non da poco.
Sul palco del maestoso Mini stage, perfetta cornice tra il mar Mediterraneo e lo skyline dei grattacieli di ultima urbanizzazione, viene subito fatta issare una gigantesca “X” in plexiglass e sistemato il celebre desk di Jamie (ovviamente marchiato a doppia x).
Pronti e via tra gli urli della folla il trio londinese ci regala un inedito: “Devotion” gli arpeggi in crescendo qui sono ricamati sulla sensuale voce di Romy e subito aumenta l’attesa e la curiosità per l’uscita di Coexist (Settembre 2012). “Island” e “Heart Skipped a Beat” suonano meglio che mai e il secondo inedito “Friction”, cantato da un ipnotico Oliver, scalda ulteriormente il pubblico (se mai ce ne fosse stato bisogno) e prepara la strada per i classici della band “VCR” e “Crystalised”.
Prima della fine del lungo set c’è anche il tempo per un omaggio al compianto Gil Scott-Heron con un accenno dell’ormai celebre “I’ll Take Care Of You”.
Tutti quelli che avevano già sancito la fine degli XX dovranno purtroppo ricredersi in quanto riescono a confermarsi tra i pochi gruppi capaci di caratterizzare così prepotentemente un live set, inoltre la consapevolezza acquisita negli ultimi tre anni conferisce nuova linfa ai vecchi pezzi. Le aspettative per Coexist a questo punto sono altissime, ma a quanto pare gli XX sono destinati a non tradirle.

A$AP Rocky – Pitchfork Stage (1:45) 31 Maggio

Neanche il tempo di sentire la fine del set degli XX che bisogna correre più di un chilometro per conquistare la prima fila per il live di A$AP Rocky che si esibisce al Pitchfork stage, cornice più intima e soprattutto più comoda da raggiungere rispetto al Mini, con tanto di A$AP MOB crew al seguito.
Un paio di squilli di claxon e Rocky è sul palco pronto a saltare da una parte all’altra come un grillo. Il primo pezzo è “Pretty Flacko” e tutti pronti ad alzare le mani, su “Wassup” si alza il coro e “Purple Swag”, vero inno del rapper di Harlem, fomenta il pubblico come era lecito aspettarsi.
A sorpresa arriva anche Danny Brown (superstite dall’esibizione precedente) e Rocky si concede il primo bagno di folla saltando in mezzo al pubblico e mettendo a rischio più volte la sua incolumità fisica.
Bass” e “Thrilla” anticipano la chiusura di un set non eccessivamente lungo ma carico di energia che si conclude con il singolo che ha fatto la fortuna dei giovani della A$AP MOB: “Peso”.
Qui Rocky raccoglie le ultime forze per correre all’impazzata sul palco e concedere un ultimo saluto ai sui fan, c’è anche il tempo per una foto veloce che risulterà pessima, ma in fondo l’importante è fare un po’ di swag e bisogna dire che nell’intento si è riusciti alla perfezione.

John Talabot – Ray-Ban Stage (3:10) 31 Maggio

John Talabot giocava in casa, per lui far ballare il popolo del Primavera Sound era un obbligo e, anche dopo nove ore consecutive di musica quando il desiderio di buttarti su un letto inizia a occupare i tuoi pensieri, sentire l’attacco di “Depak Ine” arrivare dalle casse del suggestivo Ray-Ban stage ti costringe a muovere le gambe e iniziare a ballare.
In 45 minuti Talabot, supportato in consolle dal compagno di studio Pional, sfoggia un live set a dir poco perfetto. Pochi pezzi scelti accuratamente tra quelli dell’album di esordio “ƒin” ,suonati e cantati magistralmente, tirati al punto giusto, “Destiny” e “So Will Be Now” su tutte.
Nel meraviglioso scenario del Parc de Forum Talabot riesce a costruire quell’atmosfera tipica degli afterparty estivi dove, con la brezza del mare che ti rinfresca, potresti ballare anche per tutta la notte.

Girls – Mini Stage (20:15), 1 Giugno

Svegliarsi la mattina con il pensiero di questo live, guardare l`orologio ripetutamente a ridosso delle 7, cantare “Love like a river” sotto la doccia…..si, insomma, questo e` IL live del Primavera.
Due anni e mezzo fa, quando “Album” era appena uscito e Christopher Owens era ancora un capellone, vidi i Girls nel locale dall`acustica peggiore del mondo.
Nonostante ciò, il suono graffiante e i lunghi interlude punk/shoegaze, furono causa di amore profondo e gran pogo.
Ora, davanti ad un palco ornato di fiori colorati e un trio di coriste pseudo-gospel non so proprio cosa aspettarmi.
Parte la prima canzone, “Heartbreaker” e il gruppo si presenta con una veste totalmente nuova, suono meno ruvido, niente chitarre riverberate, e molta piu` importanza alla voce di Owens.
Introdotte le coriste nei live , anche i brani precedenti all`ultimo “Father, Son, Holy Ghost” , sono stati riadattati ai cori, rivestendoli di un`attitudine totalmente nuova.
Canzone dopo canzone, questo live si fa sempre più incredibile, tanto che sembra di trovarsi in una chiesa dell`Alabama negli anni 70, tanto e` il coinvolgimento, a tratti mistico, delle 3 coriste.
Laura”, “My Ma”, “Alex”, “Honey Bunny” , “Love Like a River” e una “Vomit” che lascia tutti senza fiato quando, nel finale , c`è un duetto in cui la voce struggente di Owens si intreccia con la potenza gospel di una delle 3 coriste.
Con gli occhi lucidi e il cervello altrove, con la convinzione di aver assistito al live più incredibile degli ultimi mesi, a fine concerto mi arriva un messaggio da un amico, tre file dietro di me: “Girls just won Primavera”.

The Cure – San Miguel Stage (22:15), 1 Giugno

Mezz`ora prima del concerto, l`attesa è già delle migliori: davanti a te il palco su cui si esibiranno i Cure, dietro il mare, in mano un cocktail ghiacciato.
Durante i live precedenti, per quanto gli artisti siano riusciti a creare una loro personale atmosfera, l`impressione era sempre quella di trovarsi in un festival. Questo non vale per il live dei Cure.
Dal momento in cui si spengono le luci e la band sale sul palco, la mente è rapita dal suono corposo e dalla voce di Robert Smith, che, diamine, dopo 30 anni è ancora impeccabile.
Pictures of you” è la seconda traccia, più ritmata ma eterea e unica negli intrecci basso/chitarra tra Robert Smith e Simon Gallup.
Just Like Heaven” , “Lovesong”, “In Between Days“, “A Forest “, “Friday I’m in Love“, i classici ci sono tutti, ma anche pezzi che la band non ha mai suonato dal vivo, come “Just One Kiss”, contenuta in un 12” del 1982.
36 i pezzi che i Cure suonano, allungando il set di 15 minuti e mettendoci dentro anche un “happy bday to you”, che un Robert Smith sorridente canta a Gallup.
La chiusura è sulle note di “Boys don`t cry”, un pezzo che ha segnato l`adolescenza di tutti e l`inizio della carriera della band, esattamente 33 anni fa.
Have a good festival, and see you again”: le parole di Robert Smith a fine canzone ti riportano alla realta` del festival e ti caricano per il prossimo live.

AraabMUZIK – Pitchfork Stage (2:45) 1 Giugno

AraabMUZIK è uno di quelli che riesce a farti ballare come un forsennato per oltre un’ora e mezzo, quando magari tutti quelli che ti vedono pensano che ti sei calato un’infinità di pasticche ma tu in realtà sei così lucido che riesci anche a distinguere ogni singolo dito del Dj di Providence muoversi alla velocità della luce.
Magari era lecito aspettarsi un set orientato verso le sonorità trance di “Electronic Dreams”, ma anche Skrillex nelle mani magiche di AraabMUZIK diventa una vera bomba e non è un caso che al contempo incontri Grimes e Jamie XX estasiati ad osservare davanti al Pitchfork stage ogni mossa di Araab.
Dopo un’ora e mezza di danze frenetiche i postumi di un set così carico te li porterai dietro per qualche giorno (con difficoltà riuscirai a salire delle scale), ma la fortuna di aver assistito ad uno spettacolo del genere non ricapiterà molto spesso.

The Weeknd – Pitchfork Stage (00:30) 2 Giugno

L’attesissima prima tappa Europea del tour mondiale di Abel Tesfaye, rivelazione assoluta del 2011 e tra gli headliner dell’ultimo giorno di festival al Parc de Forum, si apre come non ti aspetteresti: dopo 3 minuti di una struggente “High For This” (brano di apertura del set) l’impianto del Pitchfork stage salta, il pubblico conclude la canzone mentre un The Weeknd vistosamente agitato ritorna dietro le scene.
5 minuti di sconcerto popolare e il giovane di Toronto riattacca con “Life Of The Party”, a cui segue la ormai irrinunciabile cover di JackoD.D.”, e a dispetto dei soli 22 anni dimostra un’abilità non indifferente anche da performer.
La fine del set è di quelle classiche, i migliori brani sono lasciati per la chiusura dove “The Morning” resta forse la canzone che suona meglio anche dal vivo e anticpa un’insolita “Wicked Games” in versione acustica, già apprezzata al Coachella.
L’unico rimpianto è magari quello di aver apprezzato le doti di The Weeknd in un contesto poco intimo, dove le canzoni riarrangiate in modo molto strumentale suonavano un pò troppo corpose, tuttavia considerato il talento di Abel è lecito aspettarsi che da oggi in poi si esibirà sempre in contesti di maggior prestigio.

 

 


Written by: Carlo Alberto Di Carlo & Serena Di Carlo
Pictures by: Carlo Alberto Di Carlo & Serena DI carlo