neonzine

Firenze cambia stagione…

…e si fa due vasche in più il sabato sera.

 
Una Firenze che si veste di Primavera, raccontata dal punto di vista illuminante, illuminato, visionario, sognatore e anche un po’ cinico di Lapì, giovane scrittrice toscana che merita di essere tenuta d’occhio. Lapì,ragazza osservatrice, dall’eloquio pindarico, dal lessico che non può non affascinare, dalla visione dissonante, dissacrante, romantica, regala a Neonzine e ai suoi lettori una pagina emozionante e interessante che, se vorrete, vi farà riflettere, altrimenti vi avrà comunque regalato 5 minuti di splendida lettura.

La conca urbanizzata dove mi sollazzo accoglie volentieri l’amica del Corno d’Africa. Per non sfigurare toglie dalla naftalina l’abito della festa e costringe noi sollazzatori ad adeguarci allo stile domenicale con rituali che hanno un certo allure pagano:sopraffatti dal marketing iberico facciamo mercimonio di abiti deja vu perché ormai Enrico IV ha convinto la infelix-folk-clientela che gli abiti valgon bene una stagione; tracanniamo bevande proibizioniste appena il fotovoltaico celeste rallenta i giri e soprattutto spolveriamo con una passata di epidermide le selle dei nostri velocipedi.
Salutata dunque la stagione delle sciarpe mi porto a spasso il mio velocipede accompagnata da una nuova paciosità cosmica e da quello stornellare della Colombo, che sola se ne andava per la città. In marcia contraria al codice stradale capita spesso che gli arti inferiori ci portino nel luogo più santo della conca. Il luogo santo in questione immagino possa essere tranquillamente chiuso tra due fette di pane al sesamo tanto è farcito di anglofoni che sfogano la loro ansia documentaristica digitalizzando ogni componente strutturale del Mc Monumento che si stanno per divorare. Zigzagando tra la masscult ho l’onore di assistere alla performance à porter di “The Beautiful and the Beast”, spettacolo unico, nel senso paganiniano del termine.The Beautiful possiede frazionarie proporzioni vitruviane, elleniche idealizzazioni estetiche e movenze di chi sa cosa vuole dal mondo,per dirla alla Capote.
The Beast è il polo opposto del medesimo campo magnetico: le sue fattezze tradiscono una matrice disneyana, è la proposta vivificata del cattivaccio tracagnotto, a tratti hard boiled, sicario della Demon. Sembra però essere un esperto in materia di kalokaghathia perché mentre the Beauty attraversa il suo cono ottico sposta tutto il peso su una delle due gambe,assumendo quella posa plastica di chi negli anni del boom era solito corteggiare le straniere -possibilmente nordiche- sulla spiaggia. Con una centos che brucia tra le due dita più viziose della mano punta lo sguardo su quella parte del corpo che la marca dal superlativo pretenzioso si premunisce di vestire. In conformità al contesto lussurioso il suo volto assume l’espressione di chi sta per pronunciare qualcosa di intonato ai cessi dei pub o ai lupanari e compiaciuto commenta:”peccato e’ c’ha troppe doppie punte!”.
Insomma si parlava di spese compulsive, aperitivi alle sette, pedalate da “vecchio Alex”, spettacoli di pubblico ludibrio e io penso che continuerò a truccarmi  con le dita ancora per un po’.

Written by: Lapì
Introduction by: Avant Garden