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The Dark Knight Rises

Il personaggio di Bruce Wayne non ha mai spiccato in gioia di vivere, e per rincarare la dose, nelle scene iniziali di The Dark Knight Rises, ci viene dipinto come un novello Howard Hughes, recluso nella sua villa è oramai disaffezionato alla figura di Batman dopo le vicissitudini del precedente capitolo (The Dark Knight). Ma intanto si prospetta la venuta di un nuovo nemico, Bane (Tom Hardy), una specie di wrestler con maschera pre-Darth Vaderiana, che diffonde il panico a Gotham City immischiandosi inizialmente con i poteri forti e poi guidando un esercito di criminali e sconfitti che invoca la libertà e il potere del popolo contro il controllo e la finanza delle borse. A casa Wayne intanto sfilano per la gioia del padrone una cameriera amante delle perle (Anne Hathaway) e una filantropa dell’energia pulita (Marion Cotillard). Non mancherà il sostegno a Batman grazie ai fidati Lucius Fox, Alfred e il commissario Gordon, già presenti nei due precedenti film di questa saga del pipistrello. La rinascita del Cavaliere Oscuro, come in ogni buona storia epica, non è priva di situazioni che sembrano impossibili da superare, amori e drammi, con sullo sfondo il racconto di uno scontro tra il controllo e il caos.
The Dark Knight Rises chiude la trilogia dedicata al pipistrello della DC Comics diretta e plasmata secondo il suo personale e riconoscibile gusto dal regista inglese Christopher Nolan. Un’opera differente da quella di Tim burton e Joel Schumacher innanzitutto per quanto riguarda l’estetica e l’atmosfera, non più gotica e giocattolona in modo esplicito.
Nolan predilige ambientazioni realistiche (varie città americane tra cui New York che infonde il vero look a Gotham City) e allo stesso tempo aggiunge particolari e scenografie escheriane, orientali e futuristiche le quali offrono un inedito stile visuale alla saga. Anzi questa volta si esagera con echi di Dickens, accenni ai mercati finanziari e alle derive populiste.
Il film si apre con scene di grande impatto girate nel formato IMAX, e lo spettatore ringrazia sentito trovandosi di fronte un prodotto realizzato in grande stile e ben differente dal punto di vista tecnico dall’orgia di effetti speciali e 3D da parco divertimenti dei vari Iron Man e Spiderman.
Il riferimento primario sembra essere il precedente film di Nolan, Inception, dato che oltre a riprenderne una moltitudine di attori, sorprendentemente si ripetono anche alcune forme narrative, che questa volta però appaiono più forzate (come nella resa dei conti con Bane) e prolisse (nella conclusione).
Con una parte iniziale lenta, che comprende 2 pistolotti retorici di Alfred e del poliziotto Blake, ma preparatoria al crescendo finale costante e implacabile che comunque coinvolge lo spettatore grazie alla grande regia, al fomento di sapere che Batman è sempre gagliardo e alle positive interpretazioni del cast, col notevole Christian Bale e una perfetta Anne Hathaway.
Un lavoro che sconta ovviamente le tipiche angherie dei canoni del fumetto ed è progettato per incassare un mucchio di soldi, ma in cui il regista mantiene coerenza e orgoglio scegliendo situazioni, attori e soluzioni che ben aderiscono allo stile commerciale e allo stesso tempo portano a confezionare un prodotto che può essere inserito di diritto nella importante tradizione americana del cinema spettacolo.

Scritto da Giancarlo Curio.