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Il cardinale che fece il “gran rifiuto”

Il Cardinal Carlo Maria Martini si è spento il 31 agosto scorso all’ Aloisianum di Gallarate. Da 16 anni soffriva di morbo di Parkinson e le sue condizioni si erano tragicamente aggravate in seguito ad un episodio di disfagia acuta. Ormai impossibilitato a deglutire cibi solidi e liquidi, il Cardinale decise di rifiutare con un atto puramente verbale qualsiasi ausilio che non fosse la terapia parenterale idratante. Volontà che è stata giustamente rispettata da medici e familiari.
Trattasi di una scelta prevedibile, considerati i numerosi interventi in cui si esprimeva contrario all’accanimento terapeutico, ma che apre una controversia per il ruolo che l’uomo rivestiva. Impossibile,infatti, non richiamare alla mente due casi del tutto simili -Englaro e Welby – che scatenarono rimostranze ai limiti del patetico da parte degli ecclesiastici e dei comitati Pro Life.
In realtà, la Chiesa si è sempre schierata contro l’uso di “procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi”. In suddette procedure,però, non sarebbero incluse l’ausilio del respiratore e l’alimentazione artificiale, considerate cure ordinarie normalmente dovute al malato.
Diciamoci la verità, chiunque si definirebbe contrario all’accanimento terapeutico. Con questo ossimoro, infatti, si fa riferimento all’insieme di pratiche messe in atto con l’unico scopo di prolungare le penose sofferenze del malato, senza avere alcuna speranza di procurarne la guarigione. Insomma, il termine “accanimento” è sufficientemente programmatico in merito. La difficoltà sta a tracciarne i confini.

Per quanto mi riguarda – parte 1:
Qualsiasi trattamento che sia stato coscientemente e consapevolmente rifiutato dal paziente poichè considerato contrario al proprio modo di condurre e concepire la propria vita è da includere nella lista degli accanimenti. So di addentrarmi in un sentiero costellato di asperità ma vediamo cosa dice in merito il Catechismo della Chiesa Cattolica:
Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.” Esattamente quel diritto che Beppino Englaro cercò di far valere per 17 lunghi anni.
Qui si apre lo spinoso tema del testamento biologico. Spinoso perchè non ci si mette d’accordo sul come far esprimere al cittadino le proprie direttive riguardo le terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte. Quanto sono vincolanti queste volontà? E se,nel frattempo, fossero mutate? In che modo dovrebbe essere redatto un documento di simile delicatezza? E’ sufficiente un testamento verbale? Chi dovrebbe essere l’incaricato a far rispettare o,all’occorrenza, a mutare le decisioni del paziente? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che tormentano le meningi di filosofi,giuristi e medici.

Per quanto mi riguarda – parte 2:

Preoccupiamoci anzitutto di affermare con forza la disponibilità della vita di ciascun individuo.Poi ci preoccuperemo del come. La Convenzione sui diritti umani e la biomedicina stabilisce che: «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione». “Tenuti in considerazione” ,non rispettati! Il Comitato Nazionale di Bioetica afferma: “il medico non può essere costretto a fare nulla che vada contro la sua scienza e la sua coscienza» e che «il diritto che si vuol riconoscere al paziente di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto, ove divenuto incapace di intendere e di volere, non è un diritto all’eutanasia, né un diritto soggettivo a morire che il paziente possa far valere nel rapporto col medico ( […] ) ma esclusivamente il diritto di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di pratiche terapeutiche anche nei casi più estremi e tragici di sostegno vitale, pratiche che il paziente avrebbe il pieno diritto morale e giuridico di rifiutare, ove capace”.
Insomma, è concessa al paziente la cosiddetta eutanasia “indiretta” (accettata anche dalla Chiesa cattolica) ma non la possibilità di chiedere un intervento “diretto” per porre fine alle sofferenze. In pratica,se ne hai le forze, ti butti dalla finestra come Monicelli. L’ art. 32 della nostra povera,bistrattata Costituzione mi pare abbastanza lapidaria in merito:«Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana » . Semplice no?

Per quanto mi riguarda – parte 3:

Sebbene non creda che uno Stato che riconosca la laicità quale suo “principio supremo” (art.4 della Costituzione) debba tener conto delle ingerenze religiose, sono anche fermamente convinta che non bisogna essere atei o agnostici per esigere il rispetto delle libertà individuali. E aggiungerei,anzi,che la possibilità di ridurre o di estinguere degli inutili patimenti dovrebbe essere contemplata come dimostrazione di carità cristiana. Concludo facendomi umile portavoce di un appello di Mina Welby. In questi giorni, a Roma, si stanno raccogliendo le firme per otto referendum, uno dei quali prevede l’istituzione del registro dei testamenti biologici. Se si raggiungessero le 50 mila firme entro tre mesi, i romani sarebbero chiamati al voto nella primavera del 2013. Il referendum avrebbe una forte eco in tutt’ Italia e altre città ne sarebbero coinvolte. Z
“Non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete di valutare se le cure che gli vengono proposte sono effettivamente proporzionate. Questo non deve equivalere a lasciare il malato in condizione di isolamento nelle sue valutazioni e nelle sue decisioni. Anzi, è responsabilità di tutti accompagnare chi soffre, soprattutto quando il momento della morte si avvicina.” Cardinal Carlo Maria Martini

 


Scritto da: Viviana Di Carlo