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“Lonerism”, Tame Impala

 

Negli ultimi dieci anni l’Australia ha esportato electro-pop di gran classe (Van She, Cut Copy, Ladyhawke) ma anche band ormai decedute come Jet, Vines,Wolfmother che ormai passano solo in Italia, su Virgin Radio (Signore, pietà!).

In tutto questo marasma, come li spieghi i Tame Impala? Quattro “hippie non hippie” , che suonano scalzi su tappeti persiani, nonché grandi accannati (“I wanted her, but she doesn’t like the life I lead, sitting around smoking weed)
Insomma, loro sono quelli che dal vivo potrebbero perdersi in infiniti sfoghi psichedelici, ma invece suonano soprendentemente composti e tecnici.

“Innerspeaker”, l’album di debutto, è una risposta esauriente: hanno tanto dei Beatles, del pop britannico, della scuola di Canterbury (i Caravan su tutti).
I Tame Impala, diversamente dai loro “defunti” connazionali australiani, hanno una personalità spiccata. Una personalità che sbattono in faccia a chi non avrebbe scommesso un centesimo su un riuscito secondo album.
Riff, ritornelli, riverberi,echi e suoni che sanno prima di “Tame Impala” e poi di “passato”.
Kevin Parker (secondo a sinistra nella foto), la mente del gruppo,  passa dal Frank Zappa di Peaches En Regalia, i Pink Floyd di Arnold Lane e i Beatles di Strawberry Fields forever, scrivendo un album rock ma producendolo in chiave elettronica.

“Be Above It”, l’intro, è il preannuncio di questo tipo di approccio: una voce campionata, un ritmo quasi deep house e una chitarra dai suoni dilatati.
Schemi pop (strofa-ritornello) in cui Parker inserisce in modo subdolo, intro, outro, campionamenti, lunghe pause ed effetti.
Subdolo perchè niente stona, niente è fuori posto e finisci per non accorgerti dei cambi di mood: il flanger finale in “Mind Mischief” e “Feels Like We Only Go Backwards”, il ritornello di “Why Won’t They Talk To Me?“, il sottofondo di voci e rumori in “Keep on Lying” e il cambio improvviso nella beatlesiana “Sun’s Coming Up“.
Un finale a sopresa questo,  in cui la voce è qui come mai identica  a quella di John Lennon…ma ecco che a fine canzone l’attitudine elettronica  di Parker interrompe bruscamente l’atmosfera beatlesiana con rumori indefiniti e una chitarra così alienante ti costringe a fermare la musica e toglierti le cuffie.

Kevin Parker nel making of “Lonerism”

Scritto da: Serena Di Carlo