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The Small Utopia Ars Multiplicata – Ca’ Corner – Le possibilità dell’arte.

L’ambizioso progetto di democratizzazione dell’arte ha inizio i primi del ‘900 e con non poche pretese.
A partire dalla necessità della classe artistica di trasformare l’oggetto d’arte in un vero e proprio veicolo di trasmissione di valori intensi, quali quelli comunicativi e conoscitivi, sino alla metamorfosi vissuta dall’artista stesso che, come da bozzolo a farfalla, diventa ora una sorta di intellettuale/filosofo/pedagoga non dell’élite, ma del popolo. Arte popolare sì, addirittura supermarket dell’arte. Ce lo racconta Oldenburg in The Store, uno dei classici negozi “american style” all’angolo, nel Lower East Side di NyCity, che però invece di vendere cibo in scatola e sigarette propone ai passanti opere d’arte. La realizzazione dell’American Dream che fantastica l’arte come bene di consumo, sulla cresta della stessa onda di Andy Warhol che qui, nelle pompose stanze di Ca’ Corner, espone gli scatoloni della Brillo e della Del Monte. Erano gli anni ’60, qualcuno potrebbe pensare, quelli che hanno fatto la storia, quelli vissuti da persone che credevano nelle utopie e facevano rivoluzione, “poteva succedere solo in quegli anni lì”, si oserebbe dire, e invece no. Qui, nel palazzo delle meraviglie rimesso a nuovo dalla Fondazione Prada l’anno passato, il curatore Germano Celant ci regala ben più dei rinomati anni ’60, ci fa viaggiare tra i desideri più immodesti dell’arte più vicina a noi: dal 1909 al 1975.

 

75 anni di storia dell’arte dei multipli, dunque, e ben seicento opere, raccolte con eleganza e maestria in finissime teche di cristallo, un po’ in contrasto col senso urlato dalle opere stesse in realtà, ma dal magnifico risultato “scenico”,  svelano una vera e propria analisi dell’oggetto artistico immesso nel circuito della distribuzione di massa nella speranza di una possibile diffusione culturale.
Non ha più senso adesso la sola arte dei quadri ad olio e delle sculture in marmo, fu il primo manifesto del Futurismo – 1909 – ad introdurre nell’ambito artistico vestiti, che ponendosi come “antineutrali” criticavano l’inadeguatezza dell’abbigliamento rigido in auge all’epoca, mobili e giocattoli ideati da Balla e Depero con la maestria di un artigiano.

Poi l’arte moltiplicata del Costruttivismo, del Neoplasticismo olandese e del Bauhaus tedesco vogliono porsi quale futuro.
Le avanguardie russe fanno il possibile per fare entrare l’arte nella realtà quotidiana attraverso l’arredo o l’intervento nel contesto urbano.
Il Surrealismo dissacra l’originale e ironizza il senso artistico. Duchamp concepiva i suoi Ready Made come “un’assenza totale di buono o cattivo gusto, un’arte che prescinde dall’estetica, un’anestesia completa”.
Addirittura il celebre Cadeau di Man Ray, creato fortuitamente la mattina stessa della sua prima mostra parigina – 1921 -, viene esposto in qualità di “un oggetto buono soltanto per ridurre un vestito in brandelli”.
Affermazioni, queste, che sembrano voler scoraggiare l’utilità dell’oggetto artistico, ma hanno un retrogusto talmente geniale che non potevano non finire per promuoverla. Basti pensare all’assurda possibilità offerta da Duchamp con le sue Boîte-en-Valise, create a dire il vero dal suo alter ego femminile Rrose Sélavy, di avere un museo in miniatura chiuso in una valigia.
La concezione mentale piuttosto che estetica dei Fluxus, e quindi la Pop Art sopracitata che celebra l’arte da scaffale.
I segreti di quest’arte sono sussurrati dalla follia che c’é dietro. Come per La Merda d’Artista di Piero Manzoni, quello che rende arte quest’arte, anche quella del Nouveau Réalisme, sono le idee più che la bellezza stessa.
E poi il processo critico che rifiuta l’accumulo della Minimal Art di LeWitt e Judd, e la trasformazione dell’inutilità artistica in utilità analitica dell’Arte Programmata con Munari, Soto e Le Parc.
L’Utopia di una simile Ars Multiplicata consiste nella brama di voler scavalcare il concetto classico di estetica, consacrando l’arte come protagonista attiva nella dimensione sociale, a dimostrazione del fatto che le seducenti armi della dea Arte non ammettono limite alcuno.

Dove:
. Ca’ Corner, Fondazione Prada
. Calle de Ca’ Corner Santa Croce, 30135 Venezia San Stae

Quando:
. Fino al 25.11.2012
. Dalle 10 alle 18, chiuso il martedì

Costo dei biglietti:
. 10 euro, gratuito per i minorenni e over 65 anni

 

 

Scritto da: Andrea Martina Specchio