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ALTRI QUATTRO ANNI

 La lunga notte americana si è conclusa e ha sancito il trionfo di Barack Obama (di nuovo).

Alle 5:15 di questa mattina, ora italiana, il candidato democratico è ufficialmente eletto per un secondo mandato alla Casa Bianca.
A sostenerlo ancora una volta sono le minoranze, o meglio quegli strati della popolazione americana che il suo avversario, Mitt Romney, non solo non aveva considerato, ma offeso. Eppure sono stati determinanti per la vittoria del Presidente. Sono le donne, per esempio, che si sono mobilitate in massa per dare il loro sostegno ad Obama e per sfatare una vittoria dei repubblicani, quelli che, nel 2012, sono contrari all’uso di contraccettivi, che si sono alleati con Richard Mourdock e Tedd Aiken, candidati ultraconservatori e per altro battuti dai democratici nella corsa al Senato, responsabili di aver definito il figlio dello stupro dono e volontà di Dio.

Ad Ottobre Eva Longoria, Kerry Washington e Scarlett Johansson, tra le tante celebrities scese in campo a favore di uno o dell’altro schieramento, hanno definito in uno spot: “un voto per Romney un voto contro le donne a causa delle politiche repubblicane di tagli all’organizzazione Planned Parenthood”, una rete di cliniche abortive, impegnate anche nella pianificazione familiare e nell’educazione sessuale.
I sostenitori di Romney, dunque, sono quelli contro l’interruzione di gravidanza e anche contro l’omosessualità, mentre è stato proprio il mondo gay a spingere ancora più in alto i consensi per la parte democratica. Il suo leader si era pronunciato pubblicamente a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e contro il bando degli omosessuali dall’esercito. Addirittura nell’agosto scorso, è stato promosso a generale il colonnello lesbica Tommy Smith, sposata con quella che è stata la sua compagna per nove anni.

E come non nominare quella che era stata la forza di Obama già quattro anni fa, cioè i giovani e gli immigrati, che gli hanno permesso di conquistare stati come la Florida, il Colorado e il Nevada.

Inoltre, il successo democratico in Michigan, sede delle tre fondamentali industrie automobilistiche statunitensi, e dell’Ohio, è il segnale che il “proletariato” americano ha scelto di scommettere ancora una volta su quello che sembrava essere il candidato pronto a difendere gli interessi di coloro che non possono permettersi neanche di pagare le tasse, dei poveri, degli emarginati. Quelli che non hanno l’assistenza sanitaria. E Obama, per aver tentato di riformare questa assistenza, nonostante l’ostruzionismo del Congresso, è stato accusato di voler dare vita ad una sanità europea (socialista, in poche parole) quando in realtà ne voleva solo una più umana.
Sembra che in tempi di crisi non ci sia spazio per chi abbia deciso di difendere gli interessi di un 1% di super ricchi. Di quelli che hanno già tutto e che non vogliono vedersi portar via niente.

È questa l’America che ha perso stanotte, lasciando spazio a quella reale (speriamo) e a quella, forse, migliore. Ora ci auguriamo che i protagonisti di questa elezione, e stavolta non si è trattato solo di un’onda emotiva, di un entusiasmo facile, continuino ad esserlo anche per i quattro anni che hanno deciso di concedere al loro Presidente.


Scritto da: Fabiana Aloisi