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4 ore e 19 minuti

C’era Una Volta in America è il film per cui Sergio Leone ha rinunciato a dirigere Il Padrino, è il film per cui il regista ha vissuto non pensando ad altro per tredici anni, è il film per cui i produttori spesero 30 milioni di dollari nel 1984, è un film il cui montaggio originale durava quasi quattro ore ma fu ridotto per il mercato statunitense a poco più di due ore ed anche per questo motivo fu l’ultimo film del cineasta romano.

Avere qualcuno che rimaneggia, taglia e cuce il proprio sogno a volte è estremamente frustrante.

Un elenco di fatti ben noti che vuole solo raccontare un po’ della storia e delle vicissitudini di un’opera che è lampante ritenere notevole sotto il profilo della scrittura e della tecnica registica.

Sergio Leone, dopo l’esordio per caso con il peplumGli Ultimi Giorni di Pompei”, con pochi soldi e molto senso dell’avventura crea “Per un pugno di Dollari” e con esso la Trilogia del Dollaro: stilisticamente innovativa, visionaria, manierista e sorprendente per le scelte registiche, la fotografia di Delli Colli  e l’avanguardia musicale di Morricone. Clint Eastwood non rimane un personaggio da sceneggiato della CBS solo grazie a questa combriccola di paisà.  Segue la trilogia del tempo con il lirico e perfetto “C’era una Volta il West”, dove la Paramount introduce Leone alla Monument Valley come un novello John Ford, il rampante “Giù la Testa” e infine, tredici anni dopo, “C’era Una Volta In America”.

Ovazione alla prima a Cannes per il vecchio e grande (anche fisicamente) maestro, ma come detto, una distruzione da parte del montaggio americano non solo di scene, ma dello stesso concetto di film sul tempo e/o sul sogno. Negli incassi fu quindi flop, ma è oggi unanimemente ritenuto un classico da critici internazionali e dagli appassionati. Sorte che è toccata anche agli altri lavori del regista, con una sconfinata popolarità nell’immaginario collettivo de “Il Buono, Il Brutto, il Cattivo”, sempre ai vertici delle classifiche utenti dei database mondiali di cinema, ed entrate prestigiose negli archivi, come quella di C’era Una Volta il West nella libreria del Congresso Americano.

La cineteca di Bologna finanziata dalla World Cinema Foundation di Martin Scorsese e Gucci ha svolto il restauro della pellicola dando la possibilità di vedere nel circuito The Space Cinema, dopo l’anteprima di Ottobre, da Giovedì 8 a Domenica 11 Novembre una inedita versione prolungata che ora raggiunge la durata di 4 ore e 19 minuti, ovvero la versione approvata da Leone con 26 minuti di scene completamente inedite inserite dove il regista avrebbe voluto.

Sei sequenze a volte non fondamentali, come nel dialogo tra Max (James Woods) e il politico, a volte esplicative, come in quella del personaggio mai approfondito di Eve, a volte emozionanti, come la scena in cui Noodles non sembra riemergere dall’acqua. La sorpresa maggiore sono i minuti in cui vediamo il personaggio  di Deborah recitare a teatro nei panni di Cleopatra: si chiude con la bellezza e non in bellezza un cerchio sulla storia dell’ambizione e della libertà dell’attrice in contrasto con l’amore biblico, giovanile e carnale della giovinezza.

La visione di questa opera al cinema, è un’occasione rara per ammirare sul grande schermo un lavoro che è costato tanta passione e impegno tecnico. Una visione in cui i fumi di New York, la musica, la dolenza dei personaggi e la bellezza del ricordo invadono la sala con una potenza inaudita, che sembra quasi poter fare rivivere nello spettatore l’atmosfera che gli attori hanno sicuramente vissuto recitando una sceneggiatura superba con il sottofondo dei temi composti da Morricone, musica che permeava il set/sogno. Forse considerare dei film un poco più film di altri non è così irrispettoso, questa volta.

 

Scritto da Giancarlo Curio