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PETRAEUS IN-ACTUAL MAN

David Petraeus ha presentato le sue dimissioni al Presidente degli Usa decadendo così dall’incarico di direttore della Cia.
Da quanto diffuso dai vari media la causa dell’accaduto è stata la scoperta di una relazione extra coniugale intrattenuta da Petraeus con Paola Broadwell. La carriera di scrittrice della donna l’ha portata ad una approfondita conoscenza della vita di Petraeus, pubblicando infatti lo scorso gennaio “All in: the education of general David Petraeus”.
Nella mail di Petraeus, erano stati trovati tracce che conducevano all’“amante-scrittrice”: segni di violazione, giudicati come una possibile minaccia nei confronti del direttore.
L’intransigente posizione assunta dalla U.C.M.J. (Uniform Code of Military Justice) non è legata alla necessità di avviare un procedimento per adulterio, e quindi all’ accezione simbolica del caso, quanto alla necessità di preservare la sicurezza degli affari interni.
Proprio in questo trova riscontro la simbiosi tra retroscena e ribalta, tratto comune dei ruoli pubblici, così come delle figure di potere e di quelle politiche.
Chi si colloca in un ruolo istituzionale, non può pretendere una netta separazione fra la propria sfera privata e quella pubblica, né un qualsiasi “luogo o situazione” esterne al ruolo. La società vuole vedere in-toto, e chi si trova sotto le luci della ribalta deve render conto di Se.
Ecco la falla. Chi decide di essere di essere sottoposto al giudizio della piazza non può non “essere consapevole del ruolo che riveste”: l’opinione pubblica perdona difficilmente.
Così, lo stile politico d’oltreoceano (sexgate, ndr.) ci insegna che la sfera privata può diventare un tutt’uno con quella pubblica, e che le relazioni sentimentali possano rientrare ed influenzare (talvolta devastandola) la dimensione lavorativa.

Impensabile immaginare un caso del genere in salsa italiana: è più che normale che la trasposizione di un fatto simile nel contesto peninsulare susciti in noi un risolino amaro.
Il nostro Paese è stato più e più volte teatro di spettacoli che vedono protagonisti coloro che ricoprono ruoli istituzionali, (ci si augura) di serietà e di rappresentanza, in casi in cui una peccaminosa e scorretta vita privata ha influenzato il ruolo pubblico rivestito.
Se esiste e si accetta il legame di transitività tra retroscena-ribaltà come un valore condiviso , perché mai dovrebbe sembrare inattuale l’atteggiamento del direttore Petraeus, simbolo di lealtà d’animo fuori dal comune?
Ciò accade perché i nostri modelli di riferimento (vedi Silvio Berlusconi, ndr), hanno fatto sì che noi potessi catalogare come utopico un atteggiamento tale per cui un uomo politico possa immaginare che la propria carica sia vista come uno status simbol di moralità da emulare.
Rivedere allora il concetto di moralità come “volontà individuale e privata del bene” in termini hegeliani, potrebbe meglio assimilarsi agli atteggiamenti presenti oggi. Tuttavia, qualora la si dovesse interpretare come l’ideale condiviso a seguito di corretti principi, sarebbe meglio rivedere le basi, le parole chiave di un discorso ormai privo del suo senso logico.
Se un efficiente amministratore è -nella sua sfera privata- uno stupratore, sarà mai possibile scindere i due aspetti nel formulare un giudizio? Prenderà forma un unico campo d’influenza, che sottolineerà come persona e personaggio non possano essere due realtà separate, se alla base si pone il rispetto di un principio.
Non si richiedono macchine che svolgano ruoli ad alti vertici, ma uomini che in quanto tali siano capaci di ammissibilità di colpa e di rinuncia alle luci del palcoscenico.

Scritto da: Costanza Maria Milisenna