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Il prete e il femminicidio

Questi sono i fatti: in una chiesa di Lerici, cittadina in provincia di La Spezia, il parroco ha deciso di affiggere sulla bacheca l’editoriale del sito ultracattolico Pontifex, in cui l’autore e direttore del sito Bruno Volpe, si interroga sulle cause della violenza contro le donne.

Ricordiamo che solo nel 2012 le donne uccise sono state 130 e due terzi di queste hanno subito tale atto da mariti, compagni e familiari. Questo per ribadire che i teatri dei soprusi si trovano spesso e volentieri tra le mura domestiche.

Tornando all’editoriale, dunque, Volpe non può credere che tutti gli uomini siano improvvisamente impazziti e che, quindi, una parte preponderante della colpa è da attribuire sicuramente alle donne. Queste sono responsabili di esibire abiti succinti, trascurare i propri mariti e la casa, servire in tavola piatti freddi e di volere troppa autonomia. Perciò, se si arriva alla violenza, fisica e psicologica., “le responsabilità sono condivise”. Certo, le donne provocano gli istinti peggiori, ma comunque la violenza sessuale di cui sono spesso vittime e gli omicidi sono assolutamente da condannare: è roba da mascalzoni.

Ora, sia Bruno Volpe, direttore di un sito spesso delirante che attacca omosessuali, ebrei, comunisti, islamici e minoranze di ogni genere e che esibisce in bella mostra lo stemma della Città del Vaticano, che il parroco di San Terenzio, hanno mostrato a tutta l’Italia qual è la mentalità maschilista che nutre gli aguzzini di centinaia di donne e che arma le mani dei loro assassini.

Le donne vengono viste come una proprietà dei loro uomini, devono essere protette e poco importa se la protezione si trasforma in un regime soffocante di attenzioni eccessive e pericolose. Le donne non possono essere autonome, non sono in grado di badare a se stesse e quando chiedono più di quello che gli spetterebbe, quando vorrebbero allontanarsi dallo scenario dei fornelli da cucina, disobbedendo a chi si cura di loro, beh, è giusto che vengano rimesse al loro posto. Questi uomini le vogliono remissive e devote, per non dire assoggettate. Donne che non metterebbero mai in discussione una scelta, una decisione del loro marito o compagno. E quando questo accade, quando non obbediscono, non c’è da meravigliarsi se vengono malmenate, violentate o uccise.

Bisognerebbe insegnare che non esiste la proprietà delle persone, che ogni individuo è libero di scegliere per sé e che la violenza, per qualunque ragione, specialmente se messa in atto come gesto per ribadire il proprio potere e controllo su qualcuno, non può avere giustificazioni o sconti. E non esistono responsabilità condivise. Non quando a picchiare e a uccidere è colui che dice di amarti.

Fermare questa Spoon River delle donne è possibile. Educare al rispetto è possibile.

A questo link l’editoriale del signor Bruno Volpe. Prenderne le distanze e condannarlo è un obbligo imprescindibile.

Scritto da Fabiana Aloisi