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La bottega dei suicidi (Patrice Leconte)

Consiste in un vero e proprio esperimento quello del regista Patrice Leconte, che è riuscito a coniugare generi assai differenti tra loro e a plasmarne uno proprio: un film musicale e di animazione in cui il tono noir, talvolta lugubre, convive con toni ironici e sulle righe in stile “timburtiano”.
La vicenda, tratta dall’ omonimo romanzo di Jean Teulé, si svolge in una triste e cupa città francese ; qui, da generazioni, la famiglia Tuvache ha una bottega che vende strumenti per il suicidio: dai più classici come corde a cappio, veleni vari o lamette per recidersi le vene, fino ai più particolari e originali come serpenti e ragni velenosi, maschere per l’ inalazione di gas tossici, katane e molti altri. La Bottega dei Suicidi sembra essere l’unica ed ultima soluzione per gli abitanti della città che vi si recano come se fosse una farmacia in grado di fornire la giusta medicina. I Tuvache continuano a vendere morte senza farsi troppi scrupoli fino a quando entra in scena un nuovo personaggio a stravolgere l’equilibrio della famiglia.
Molto applaudito all’ anteprima di Cannes, in Italia è subito polemica: nonostante le tante, forse troppe scene musicali che riportano la memoria ai classici Disney, è stato giudicato non adatto ai minori dalla commissione di revisione. Se il regista è rimasto contrariato da questa decisione, il distributore Sandro Parenzo si è inferocito ed ha minacciato il ritiro dalle sale. A cedere sono stati infine i membri della commissione che hanno permesso l’ uscita della pellicola senza restrizioni di età. Una storia a lieto fine per un film che in 79 minuti di proiezione analizza perfettamente il clima di insoddisfazione, frustrazione e infelicità della vita nelle metropoli, che porta al suicidio, proponendolo allo spettatore sotto forma di “cartone animato”. Scelta oculata che permette di riflettere su temi spinosi e allo stesso tempo di riderci su.

Scritto da: Edoardo Tontoranelli