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La Repubblica dei paradossi

Gli atenei italiani sono a rischio default: per la precisione, più della metà. E’ questo l’allarme lanciato dal Ministro dell’Istruzione Profumo che denuncia risorse insufficienti a mantenere in vita il sistema universitario del paese. Attualmente sono disponibili 100 milioni, rispetto ai 400 necessari. Una boccata di ossigeno indispensabile per un mondo universitario che sta morendo si asfissia. Eppure gli studenti, le associazioni di categoria, i docenti (precari e non), sono anni che denunciano una situazione altamente drammatica. Sono anni che protestano contro i tagli al sistema dell’istruzione, tagli trasversali che sono provenuti tanto dai governi politici quanto da quelli tecnici. Quest’ultimo, nell’ambito della spending review, sta per decretare l’ora del decesso.
Come si può non investire in un settore come quello dell’istruzione? Come si possono sottrarre risorse e mezzi alla ricerca, alla scuola e all’università? Sono questi i settori che plasmano e formano le menti dei giovani che un domani dovranno guidare questo Paese. Sono essi che danno vita a giovani preparati e consapevoli, a patto di poter svolgere il loro lavoro come si deve. Una nazione che non punta sul suo futuro, che non garantisce il meglio alle generazioni a venire, che speranze ha di sopravvivere?
Il risultato che sembra essere sotto gli occhi di tutti è quello di un’Italia che arranca e non solo per colpa della crisi economica che, pure, continua a stringerla in una morsa e a non dare pace. Ma per colpa di politiche che non guardano lontano, che non vanno oltre il qui ed ora. E per colpa di logiche corrotte di cui non si riesce a liberare. È solo l’ultima in ordine di tempo l’inchiesta sulla malapolitica lombarda, nata dalle denunce dell’imprenditore Sandro Polita.
Questo racconta di tangenti di 100,000 euro versate al senatore Tomassini per poter costruire un hotel in una zona non edificabile, in occasione dei Mondiali di ciclismo di Varese, per i quali era stato nominato commissario Guido Bertolaso (anno 2007, in cui lo strapotere del capo della protezione civile non conosceva limiti). Ebbene, Tomassini, facendo da cerniera tra l’imprenditore e il commissario, fa sì che l’hotel Capolago possa essere costruito senza problemi. Ma i rapporti tra il senatore e Polita non finiscono qui. Dopo l’acquisto da parte dell’imprenditore della clinica “La Quiete”, è il momento di oliare ancora gli ingranaggi della politica per poter aumentare l’accredito dei posti letto. A questo punto entra in gioco un altro attore: Carlo Lucchina, il direttore generale dell’Assessorato alla Sanità. Vengono consegnate altre tangenti di 30,000 euro, vengono fatti lavori di restauro gratuiti nella villa di Varese del senatore.
La storia giudiziaria italiana non è nuova ad episodi simili, tanto che ormai sembrano essere inevitabili. Sembra inevitabile dover corrompere o essere corrotti. E il risultato è che le risorse sono mal gestite, mal distribuite e vengono impiegate per fare cose che non servono. O almeno, che non servono ai cittadini, ma a quelli che intascano mazzette.
E allora come non indignarsi quando si sente dire che il sistema universitario è al collasso? Quando si parla di consiglieri regionali che utilizzano il denaro dei contribuenti per spese personali?
Giorni fa, sul suo profilo di facebook, Giulia Innocenzi, giornalista di Servizio Pubblico, ha riportato una e-mail ricevuta da una studentessa di 24 anni, Annabella, iscritta alla specialistica dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Roma, che racconta di come l’ente regionale per il diritto allo studio universitario del Lazio le abbia comunicato che, anche se giudicata idonea, non riceverà soldi perchè i fondi della regione destinati a questo scopo sono esauriti. Racconta di come la sua famiglia sia decisamente umile e di come abbia potuto studiare grazie ai fondi destinati agli studenti della regione Toscana. Ora si mantiene grazie ad un lavoro in nero, facendo l’impossibile per seguire i corsi di una facoltà che impone l’80% delle presenze per poter sostenere gli esami. Ora rischia di non poter proseguire gli studi. Conclude dicendo: “Sono indignata, sono delusa, sono disperata. Non restiamo a guardare, c’è tutto un paese da ribaltare e un futuro da riscrivere”.
Ed ha ragione.
La Repubblica fondata sui paradossi: un consigliere regionale che mette in nota spese ostriche e champagne, che non può rinunciare al più insignificante dei privilegi e una studentessa da 110 e lode che non potrà studiare e lavorare come meriterebbe.

Scritto da Fabiana Aloisi