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“STEALING BANKSY?”


“Disgustoso”. E’ così che Banksy definisce il progetto del Sincura Group intitolato “Stealing Bansky?” che prevede la rimozione, il restauro e la vendita dei suoi lavori, senza alcun consenso.

Dal 24 al 27 aprile, sette opere, veri e propri “pezzi di muro” sradicati dal loro contesto originario, sono stati protagonisti di un’esposizione a pagamento all’interno del Me London Hotel, per essere poi destinati all’asta. In poche parole un’ operazione commerciale che va a snaturare l’essenza stessa delle opere dello street artist, nate per essere fruibili gratuitamente dalla collettività intera.

Il Sincura Group, che si occupa di comunicazione ed eventi, già in passato aveva messo le mani su altri lavori di Banksy, come “Slave Labour“, “Girl with a balloon” , “No ball game“, ogni volta scatenando critiche e accuse da parte dei più.

La società inglese si difende ponendo l’accento sull’altra faccia della medaglia, ossia sui disagi che le opere di street artists famosi comportano per i proprietari degli stabili: molti di loro, a causa del valore artistico delle opere di Banksy, rischiano di veder inserito il loro edificio nella lista dei “monumenti classificati” di II grado e ciò provocherebbe una serie di problematiche burocratiche ed economiche.

Nonostante lo sdegno, Banksy nulla può contro il Sincura Group: essendo la street art, per sua natura, una pratica artistica spesso illegale, nella maggior parte dei casi gli artisti non possono rivendicare alcun diritto sulle loro realizzazioni.
Gli unici veri proprietari sono i detentori degli immobili che ,non di rado, optano per la vendita a mercanti d’arte e case d’asta.

Ad oggi, un passo in avanti compiuto nell’ambito della salvaguardia dell’ arte di strada è da rilevarsi in Italia dove, nel 2013, il murale “Tuttomondo” realizzato da Keith Hering a Pisa, è stato dichiarato di “interesse storico-artistico particolarmente importante” ,ottenendo così il vincolo della Soprintendenza che lo sottoporrà a tutela.

Una questione ancora spinosa e complicata, quella del diritto di proprietà e della conservazione dell’ arte urbana, un dibattito ancora aperto che ha trovato nel progetto “Stealing Banksy” una nuova occasione di riflessione.

scritto da: Giulia Zaccagno