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IL VUOTO CHE PRENDE FORMA

Malevic, il più importante esponente del suprematismo, afferma che l’arte deve essere espressione pura ed è in linea con questa convinzione che realizza il “Quadrato nero su fondo bianco”, il “grado zero”, “lo zero delle forme”, manifesto teorico di tutta l’arte astratta del XX secolo. Il compito dell’opera era proprio quello di apparire come un’icona completamente nuda e senza cornice da qui la volontà di posizionarla nell’angolo in alto della sala della mostra futurista 0,10.
Ciò che poteva sembrare agli inizi del ‘900 un dipinto privo di forza comunicativa, si rivelerà fonte di ispirazione per numerosi artisti americani ed europei che sfrutteranno gli spunti proposti, appunto, da Malevic: il monocromo e il vuoto.

Il primo a raccogliere questa eredità è Robert Rauschenberg, autore dei White Paintings: sette tele rettangolari su cui sono state passate più mani di colore bianco, perfettamente uguali l’una all’altra. Il bianco assoluto delle opere è così fondamentale che il MoMa di New York è vincolato a ravvivare il colore ogni volta che esse debbano essere esposte.

 

L’opera di Rauschenberg rappresenta la perfetta realizzazione pittorica delle suggestioni compositive di John Cage che nel tentativo di cogliere l’assoluto nella musica, realizza una performance artistica di 4.33 minuti di totale silenzio. Anche in questo caso però, il vuoto è solo apparente, perché l’assenza della musica fa risaltare altri tipi di rumori: bisbigli, mormorii e colpi di tosse.

Una delle figure più provocatorie nel panorama artistico europeo è Yves Klein, per il quale il vuoto è inteso non come assenza, con accezione negativa, ma come purezza. Infatti, nel 1958 l’artista allestisce una personale dal titolo Il vuoto: i 3000 visitatori incuriositi si trovano davanti una galleria di appena 20m² completamente spoglia, con pareti dipinte di bianco, priva di qualsiasi arredamento. L’unica nota di colore è un cocktail blu, creato e servito per l’occasione. Perché il blu? Perché è la tonalità che richiama alla mente l’illimitato e per questo onnipresente nella poetica di Klein. Egli ne è ossessionato a tal punto da creare una nuova tonalità: IKB (International Klein Blue).

Un’ulteriore sperimentazione del vuoto da parte dell’artista è Salto nel vuoto, un fotomontaggio costruito da una fotografia di Harry Shunk.

 

 

In Italia, invece, ad indagare il vuoto e le sue forme è Lucio Fontana, con i suoi buchi e i suoi tagli che squarciano la bidimensionalità della tela. Tutto era spazio per Fontana: la materia, il vuoto, il rapporto tra superficie e vuoto; ampliò il concetto nel primo ambiente spaziale esposto alla Galleria del Naviglio. Lo spazio è dominato da una forma sospesa che illuminata dalla lampada di Wood, crea effetti visivi e si presta a differenti interpretazioni a seconda del punto di vista dell’osservatore.
Abbiamo visto come diversi artisti in diversi periodi e in differenti Paesi abbiano interpretato il vuoto attraverso la musica, la pittura, la fotografia e l’arte concettuale. Tutti, in egual misura, hanno fornito stimoli rivoluzionari e radicali nel tentativo di concretizzare ciò che c’è di più astratto.

scritto da: Martina Santosuosso