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VIA DEI SALI NUMERO 12 di Fabiana Aloisi

La sesta edizione del festival letterario Montesilvano Scrive è stato vinto da Fabiana Alosi, nostra collaboratrice, con il racconto breve: “Via dei Sali numero 12“. Abbiamo perciò deciso di pubblicarlo sul nostro sito e di proporlo ai nostri lettori.

 

VIA DEI SALI NUMERO 12 

Aveva già in mente l’indirizzo quando la sveglia suonò alle 08.40.

Restò qualche minuto a letto con lo sguardo fisso sull’orologio illuminato dalle sottili lingue di luce che filtravano dalla persiana. Alla fine si alzò e andò in cucina. Con piacevole sorpresa trovò il caffè già pronto e lo bevve mentre faceva scorrere l’acqua della doccia. Adesso era del tutto sveglia.

Mentre provava il terzo abito, continuava a pensare a quello che avrebbe detto, che avrebbe fatto quando fosse arrivato il momento. Scelse il vestito di lino bianco e di raccogliere i capelli in una morbida treccia che fece scendere lungo la spalla sinistra. Erano ormai le 09.00 e il taxi sarebbe arrivato tra una decina di minuti. Era pronta. Semplice e bellissima. Splendeva di una luce diversa. Più intensa. Il citofono suonò. Prese la borsa e chiuse la porta di casa dietro di sé.

“Via dei Sali numero 12”, disse al tassista. Ci sarebbe voluto un po’ per arrivare. Colpa del traffico tipico di un giorno festivo.

Vedeva scorrere la città dal finestrino dell’auto e iniziò a pensare a tutti i trascorsi, a tutto quello che l’aveva portata in quel taxi.

Ripensò alle domeniche della sua infanzia, ai pranzi chiassosi delle feste comandate, ai giochi innocenti: alla serenità che aveva conosciuto allora, turbata sempre più spesso da ombre impreviste. Le grida notturne, liti feroci e improvvise che trascorrevano con la rapidità con cui erano arrivate o che si protraevano mesi. Non c’era più serenità, solo sospetto e paura. Ricordava come in casa si muovesse in punta di piedi.

Era cresciuta arrabbiata e insicura e sapeva bene di chi fosse la responsabilità. Ma, avere qualcuno da incolpare non significa avere una soluzione alle proprie difficoltà.

Ripensava al funerale, al mare di croci sotto un tetto di pioggia. Alla perdita incolmabile.

Aveva già deciso da tempo di andare via e quell’evento fu solo l’ultimo che le confermò di essere nel giusto.

Per alcuni anni tutto sembrò andare per il meglio: un lavoro, una casa e soprattutto un compagno: Luca. Ogni cosa, però, era cambiata una settimana fa. Quando le avevano detto che c’era un’altra vita dentro di lei, il passato tornò prepotente a farsi avanti. Insieme alla pura gioia c’era la paura di non essere in grado di offrire a suo figlio una vita normale.

Era terrorizzata di commettere gli errori che aveva visto compiere. Non le avevano insegnato di meglio.

Ecco perché era in quel taxi: per risolvere ciò che era restato insoluto, per dare a suo figlio tranquillità. Per ritrovarla lei per prima.

Mentre faceva questi pensieri, si accorse che la sua mano era scivolata sul ventre e lo accarezzava. Sorrise. Forse, quella era la cura a tutti i mali possibili.

“Arrivati”, disse il tassista.

Pagò la corsa e scese dall’auto bianca. Guardò la facciata del palazzo e si incamminò verso la porta. Respirò profondamente e suonò il campanello.

Cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe detto?

La porta si aprì e riuscì a dire solamente: “Ciao, mamma”.