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Herbert List -The magical is passing

Herbert List, durante tutta la sua carriera, ha sempre voluto essere considerato un fotografo dilettante. Per lui, la fotografia professionale aveva troppe restrizioni e il fatto che il suo lavoro dovesse sottostare alle specifiche del committente rappresentava il massimo della limitazione; non portò mai avanti una ricerca ben definita, fu sempre un fotografo atipico che si dedicò con apparente superficialità ai temi oggetto della propria attenzione. Alcuni studiosi hanno espresso disapprovazione nei confronti di questa inclinazione, vedendo nel continuo mutare degli interessi di List una mancanza di impegno verso un singolo soggetto. Altri invece hanno apprezzato l’audacia di saper lavorare con libertà di stili e di adattarsi ai relativi requisiti. Celebre per i suoi contributi a riviste di moda del calibro di Vogue e Harper’s Bazaar, racconta che quando era in studio a lavorare con un modello, spesso, si accorgeva che avrebbe preferito utilizzare quella esatta location per scattare quelle che sarebbero diventate alcune delle sue migliori immagini di nature morte. Dopo essersi trovato a fotografare il cadavere di un uomo lapidato a morte davanti ai suoi occhi, si accorse di non essere portato per fare reportage né per servizi di guerra.

Come flâneur, da bravo vagabondo, List si è confrontato con quasi ogni genere fotografico,mal’aspetto più importante del suo lavoro è che ha sfumato i confini tra i generi. Le sue fotografie di architettura sembrano still life artificiali o composizioni surreali, la documentazione di sculture greche o di manufatti africani sconfina nella ritrattistica; nell’immortalare la bellezza classica del corpo maschile non si capisce se ci troviamo di fronte a composizioni minuziosamente impostate o a un diario fotografico privato. Questa sorta di ambiguità rende difficile cogliere la natura poliedrica dell’opera di List. Molti non hanno chiara quale sia l’essenza delle opere del fotografo tedesco.

La mostra presso la Fondazione Stelline, con le 122 opere esposte, invita lo spettatore a scoprire il carattere multiforme della sua fotografia. Il risultato è un viaggio visivo che consente all’osservatore di spaziare dagli enigmatici scatti notturni e le composizioni surreali e cupe, alla luce abbagliante del Mediterraneo che si riflette sui corpi di giovani uomini o sulle rovine dell’antica Grecia. Proseguendo attraverso i ritratti di artisti del XX secolo, l’esposizione termina con una dichiarazione d’amore di List per l’Italia e con la celebrazione dell’eterna bellezza della vita.

List invita lo spettatore a pensare fuori dagli schemi, lo esorta a dimenticare le categorie e ad apprezzare la trasgressione dei temi predefiniti mentre osserviamo immagini che sembrano non avere un concetto o uno scopo evidente: come un cane seduto sotto il sole vicino a due gambe o due paia di occhiali appoggiati su un tavolo con un lago di montagna sullo sfondo. In definitiva, allo spettatore, davanti a queste immagini quasi metafisiche, non resta che addentrarsi nel proprio universo di significati e interpretazioni.

 

scritto da: Martina Santosuosso