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IL FANTASMA DEL RAZZISMO

Anna Politkovskaja in un suo famoso articolo scrisse: “il mondo teme una reazione nucleare, io temo l’odio. Si accumula sempre di più ed è fuori controllo”. Non ho mai dimenticato queste parole, ma mai come in queste settimane si sono prepotentemente imposte alla mia attenzione, rievocate dalle recenti e drammatiche vicende di cronaca avvenute nel nostro paese.
La prima fra tutte è la reazione indignata e sdegnata della Lega alle parole del Presidente Napolitano che auspica un confronto serio in parlamento sulla questione della cittadinanza da concedere ai bambini nati in Italia da genitori immigrati, perché negarla sarebbe un’autentica assurdità. Del resto un bambino che nasce, cresce, studia e lavora in questo paese, perché non dovrebbe esserne considerato cittadino? Si badi bene che la questione della cittadinanza non è di poca rilevanza, dato che chi non la possiede non gode di diritti fondamentali come quello del voto e molte sono le strade che gli risultano precluse, fra cui la partecipazione a concorsi pubblici per ottenere un posto di lavoro. Ed è per questo che molti figli di immigrati hanno dato origine alla Rete G2-Seconde Generazioni, un’organizzazione nazionale apartitica, nata a Roma nel 2005 per rivendicare i diritti che vengono loro negati e promuovere l’identità come punto di incontro tra culture. Chiedono che l’Italia sviluppi una società multietnica, multiculturale dove la diversità sia recepita come una risorsa, non come un pericolo. Chiedono che la legge italiana sostituisca lo Jus sanguinis, che prevede il trasferimento della cittadinanza ai figli solo se i genitori sono riusciti ad ottenerla, con lo Jus soli, cioè il diritto di cittadinanza acquisito per il semplice fatto di essere nati in Italia. Questo ha scandalizzato i vertici leghisti, gli stessi che ogni giorno rievocano la secessione, che sputano sul tricolore e disprezzano la costituzione, alla quale molti di loro, in qualità di ministri della Repubblica che mal sopportano, hanno giurato fedeltà.
Michele Serra, dalle pagine di Repubblica, con toni abbastanza decisi, sostiene che “di vent’anni di razzismo organizzato ne abbiamo le palle piene” e ha ragione. Ha ragione perché sostenere e fagocitare la cultura dell’intolleranza e del disprezzo può avere conseguenze imprevedibili e pericolose, di fronte alle quali siamo del tutto indifesi. Basta guardarsi intorno per accorgersene.
A Caserta una professoressa di geografia della scuola media statale “Pietro Giannone”, ha abbassato il voto di una verifica ad una sua alunna di dodici anni, sostenendo che non fosse come gli altri. E agli occhi di questa educatrice esemplare lei lo è davvero, a causa della sua pelle nera.
A Torino, durante un corteo organizzato in solidarietà di uno stupro inventato da una sedicenne per far meglio digerire ai suoi parenti la perdita della verginità, si trasforma in un attacco ad un insediamento rom, etnia dei presunti autori della violenza. I manifestanti bruciano tutto e ostacolano i vigili del fuoco arrivati a spegnere le fiamme urlando: “lasciateli bruciare!”. Fortunatamente, nessuno resta ucciso o ferito nell’incendio. La stessa sorte purtroppo non è toccata a Mor e Modou, venditori ambulanti senegalesi, uccisi a colpi d’arma da fuoco in seguito a due sparatorie avvenute nei mercati fiorentini di piazza Dalmazia e di San Lorenzo. Altre tre persone vengono ferite dalla mano di Gianluca Casseri, frequentatore di Casa Pound, prima che questi finisca per togliersi la vita dopo l’inseguimento da parte delle forze dell’ordine.
Verrebbe da pensare che atti simili siano opera di persone folli, che non hanno alcun contatto con la realtà. Probabilmente in parte è vero. Ma, dall’altra parte, bisogna ammettere che lo sfondo razziale che si intravede dietro gesti come questi, non può essere ignorato. Si percepisce un clima diffuso di insofferenza, fanatismo e repulsione del diverso, dello straniero che non parla la tua lingua, non ha il colore della tua pelle, ma che lavora come te, vive come te: è una persona come te.
E in un’atmosfera siffatta, dove facile è trovare chi professa come chi non sconfessa apertamente estremismi simili, non ci si può stupire se le idee vengono tradotte in fatti da chi ha le capacità deviate per farlo.
Apprendere oggi, leggendo i giornali, che cinque militanti dell’organizzazione neonazista di Militia sono stati arrestati a Roma con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla diffusione dell’odio razziale, apologia di fascismo, incitamento alla violenza e alla discriminazione, azioni contro la comunità ebraica e il sindaco Alemanno, in parte consola. Ma non basta. Occorre un giudizio netto, interamente indignato, come direbbe Pasolini.
Bisogna combattere con decisione ogni forma di estremismo, di odio nei confronti del prossimo e promuovere l’accettazione e il rispetto di quest’ultimo. E, magari , studiare la Storia, così da evitare di commettere gli stessi errori di un passato né glorioso né di cui dobbiamo essere orgogliosi, così da non doverci vergognare un giorno davanti ai nostri figli.

Written by: M.K.