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Fantastic Mr. Fox

Alla sua prima opera d’animazione, Wes Anderson ci regala un’originale, colorata, pungente e profonda lettura in chiave psicosociale della favola di Roald Dahl, tanto godibile per i bambini, quanto sottilmente istruttiva per i più grandi. Un autentico gioiello in stop-motion: vivace, delicato e ironico, magistralmente connotato nello stile unico dell’istrionico cineasta americano.
Gran mattatore della storia è il carismatico Mr. Fox, editorialista con un passato da ladro di polli che, stanco di una vita da volpe qualsiasi, decide di traslocare in un albero con vista vallata. Quando scopre che i propri dirimpettai sono i perfidi imprenditori del cibo Boggis, Bunce e Bean – spassose macchiette dall’accento rigorosamente british – non resiste alla tentazione di organizzare un ultimo grande colpo. Riuscito nell’impresa, dovrà fare i conti con la voglia di vendetta dei tre, che metterà a repentaglio l’intera comunità di animali. A Mr. Fox non resterà che consegnarsi ai suoi giustizieri, a meno di ingegnarsi con qualche idea brillante…
Mr. Fox non ha nulla del Robin Hood disneyano: ruba non per dare ai poveri, ma perché è ciò che gli riesce meglio; ha grande stima di sé, ma sa riconoscere le proprie debolezze. La sua è la lotta di chi non rinnega la propria natura in nome di una vita tranquilla, ma cerca di realizzarsi anche scontrandosi col senso comune. Questo non è un film naturalista; piuttosto, sembra suggerire l’esistenza di un’armonia cosmica, di linguaggi e sentimenti universali: se ci riconosciamo negli animali è perché non sono mai stati così simili a noi. Con semplicità e delicatezza affonda nell’animo umano, alternando ironia graffiante e ispirazioni poetiche, disegnando scene destinate ai dizionari di cinema: dal requiem per il ratto defunto alla guerriglia dalle atmosfere western e morriconiane, dal toccante incontro di Mr. Fox con il lupo–archetipo delle proprie fobie, al trenino elettrico che rivela tutta la sensibilità dello scontroso Ash e allontana le lacrime del cugino Kristofferson.
Se gli “ominidi” deformi e poco scaltri che assediano – invano – Mr. Fox rivestono il ruolo di cattivi da copione (tra fissazioni eccentriche e goffe imboscate), gli stessi “eroi” positivi – lontani da un asettico buonismo – si distinguono per i tratti caratteriali più spigolosi, dando vita a una caleidoscopica commedia dell’arte in cui anche i buoni si azzuffano, esternando apertamente rabbia e gelosie. Né Anderson manca di confrontarsi con i temi a lui cari, a cominciare da rapporti famigliari costantemente sul punto di sfaldarsi, salvo poi ricomporsi in una lezione di vita collettiva che fa crescere tutti.
Sulle note di una colonna sonora eclettica e sbarazzina, costellato di autocitazioni (dalle radioline Zissou-style alle riprese panoramiche del mondo dei protagonisti) e animato dalle voci dei “soliti” fedelissimi (con la novità Clooney, che dona al protagonista un appeal da volpe di mondo e savoir-faire), Fantastic Mr. Fox ci insegna, con grazia ed eleganza, l’importanza di accettare ciò che siamo e il valore della lotta per affermarlo; ci suggerisce la compassione e il rispetto per chi lotta battaglie diverse dalle nostre, ma lo fa con lealtà e passione. Soprattutto, è un inno alla meraviglia della diversità – quella che rende ogni individuo speciale e insostituibile – alla forza dell’unità, al potere della solidarietà. È un’apologia della vita da affrontare a viso aperto, con la consapevolezza dei propri mezzi e punti deboli; un invito a godere di ciò che si ha, e a condividerlo con gli altri. Poco importa perdere la coda, se sappiamo chi siamo.

Written by: Luca Paolo Virgilio