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CALIFORNIA, SAN FRANCISCO AND ITS PUNKS.

( PART 1)

Il punk è morto, e di questo siamo sicuri, come d’altronde è morto il beat, la psichedelia, la new wave….
Esiste solo nei ricordi, nelle patetiche serate a tema, nelle mode da passerella sebbene tenti di rivivere in quelle band che, anacronisticamente, si nascondono dietro ad una giacca borchiata, un paio di dr martens rotte e una chitarra scordata.
Il punk in realtà fu un fenomeno decisamente complesso: anche se nichilisti e decisamente “puristi”, nonostante Richard Hell incitasse la sua “blank generation” alla più totale nonchalance, e i Sex Pistols non sapessero suonare, questo fu un movimento che non nacque soltanto da un rifiuto della musica precedente, ma da un affinamento di diversi sottogeneri e fenomeni musicali che stavano nascendo in America e in Gran Bretagna.
C’è chi dice che il punk è nato a Londra, dalla mente diabolica di Malcom Maclaren poi diventato musica grazie ad un gruppo di ‘scansafatiche’ chiamato Sex Pistols, ma anche chi vede nelle geniali intuizioni di Richard Hell e del suo album “blank generation” (1977), l’ufficiale preannuncio di una nuova era musicale.
“Horses” di Patti Smith era uscito nel ’75,e in quell’album suonava Tom Verlaine il quale, con lo stesso Richard Hell , formò i Neon Boys, e successivamente i Television.
Television, Costello e Patti Smith partirono dalle intuizioni del punk per poi affinarsi in suoni ed album-capolavori che, dopo decenni, suonano ancora così incredibilmente influenti e attuali.
La scena punk rock newyorkese e i gruppi del CBGB’s sono solo una voce tra una moltitudine di sottogeneri e sfaccettature musicali, tra cui il punk californiano di fine anni ’70 è dei più incredibilmente bizzarri.
La California dei Beach Boys è ormai un ricordo lontano: è un’ esplosione di gruppi punk femminili, di ragazze non più immacolate nei loro caschetti biondi e vestitini a fiori , ma dalle fattezze quasi maschili, outfits provocatori e facce poco rassicuranti.
Jennifer Miro dei Nuns e Poison Ivy dei Cramps, sono le paladine di questa nuova sottocultura.
Quello che contraddistingue queste band è un sound decisamente nuovo, il distacco dal surf rock è netto, dalle chitarre melodiche e i motivetti alla “Wouldn’t it be nice”, dalle atmosfere calde dei Doors e della California psichedelica.
Gli Avengers , nacquero nel 1977 a S.Francisco come formazione a 4, con una ragazza alla voce: Penelope Hudson.
Penelope è una diciannovenne dalla bellezza androgena e dalla voce provocatoria, che non ha nulla da invidiare ad un frontman.
Danny Furious, batterista e fondatore della band, racconta:
“She was the most fascinating girl I’d ever seen! so I made a play for her and popped the big question. “do you want to sing in our band?” she said “No, I wanna be an actor. I know nothing about rock and roll.” perfect!! we set a mike in front of her, turned on the P.A and left…. when we returned she said “Yea, I’ll be your singer. My voice sounds so great this loud!”
Il gruppo ha vita breve, pubblica un solo album, ma la sua influenza nel panorama musicale dell’epoca è abbastanza da essere consacrata a vita come band di punta del movimento punk californiano.
Il manifesto di questo incredibile fermento musicale e culturale è “we are the one” degli stessi Avengers, il cui messaggio ha la stessa potenza di un “anarchy in the uk”:

We are the Leaders of tomorrow
We are the ones to have more fun
We want control , We want the power
Not gonna stop until its comes

We are not Jesus (Christ)
We are not Fascists (Pigs)
We are not Capitalists (Industrialists)
We are not Communists
We are the One

Sex Pistols come gli Avengers, ai lati opposti del mondo, portatori “sani” di un sentimento di ribellione così sentito e così incredibilmente genuino (parliamo di ragazzi di età compresa tra i 17 e i 20 anni) ma anche storicamente irripetibile.
Nella scena così ampia e viva di S.Francisco convivono band e sound diversissimi: The Avengers,  Flipper, The Nuns, The Offs, Mutants, Negative Trend, e i Dead Kennedys.
San Francisco diede i natali ad un’altra storica band: i Crime.
La migliore descrizione è quella di un critico del New York rocker che scrisse:
“I crime suonano a volume altissimo. Ma così alto che la finestra di vetro all’altro lato del locale, i tavoli, la gente attaccata ai loro drink, tutto trema. Questa band è la traduzione letterale della parola ‘minimal’”.
I Crime, sebbene talmente nichilisti da aver sempre rifiutato di etichettarsi come tali, sono invece ciò di più punk che si possa immaginare: nei testi provocatori per quanto non-sense (“Fell down in the street, rolled over and jumped a stop sign , Saw you in the gutter and I just had to go-go , Piss on your dog-go piss on your bow-wow”), in quel modo di reinterpretrare il rockabilly quasi distruggendolo, nella cattiveria delle chitarre e nel timbro vocale del cantante.
Una scena irripetibile quella di SF, che tra i gruppi annovera anche The Nuns (beh si, vuol dire proprio “Le suore”).
L’esordio , pittoresco quanto il loro nome, è nel making of del cortometraggio che due membri della band (Alejandro Escovedo e Jeff Olener), allora studenti di arte, avevano in mente di realizzare.
I due interpretavano un’orribile band che non sapeva suonare, ma, a quanto pare, ci presero così gusto, che decisero di fondarla per davvero.
Sebbene le premesse non sono delle migliori, i nuns, con Jennifer Miro alla voce, riescono a definire un sound personalissimo, meglio definibile come goth-punk. Anche i Nuns hanno una donna come cantante, ma voce e personalità sono decisamente diverse da quelle delle altre band di San Francisco. Jennifer ha una voce pulita e armonica, lontana dal timbro tipico dei cantanti punk: il marchio di fabbrica della band è proprio nell’aver accostato la sua voce quasi “immacolata” ad un suono così graffiante.
In tutto ciò è stupefacente come le chitarre suonano: fastidiose, stridule ma miracolosamente ‘in tune’ con la linea vocale e il basso (guarda il video The Nuns – Walkin’ the beat (1980) ).
Ed è proprio mentre guardo le foto di Jennifer Miro che leggo che il cancro l’ha portata via oggi, a soli 53 anni, il 16 dicembre 2011. Incredula leggo che, nonostante i vani tentativi del medico di somministrarle dei farmaci , lei si è sempre rifiutata di assumerli, in nome della qualità di una vita che non voleva cambiare.
Addirittura si compiaceva del fatto che la malattia l’aveva resa più magra e poteva tornare a fare la modella (Jennifer Miro è stata anche modella fetish negli anni 80).

Jennifer come Jello Biafra ( il quale sciolse i Dead Kennedys perchè si rifiutò di cedere i diritti di una loro canzone alla Levi’s) fu simbolo di integrità, schiettezza ma anche amoralità: quello che il punk rappresentava e non potrà mai tornare ad essere.

Written by: Haze