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La tavolozza del Pacifico, Valparaiso

Delle 15 regioni cilene, a colpire della quinta, Valparaiso, é l’omonima città: la più variopinta del Paese, nonché sede del porto cileno più emblematico.
Note vispe e malinconiche sono intonate perfettamente dalle corde dell’oceano, il Pacifico, su cui questa cittadella cade a picco.
I suoi vicoli si rincorrono su sconfinati cerros (47 colline originariamente popolate dagli immigrati europei giunti in Cile dopo la sua indipendenza, ottenuta nel 1810, in cerca di fortune portuali) che regalano ai passanti scorci da cui tuffarsi con lo sguardo.
Quando le luci del giorno si fanno opache non resta che perdersi tra le mille vie che disordinatamente si intrecciano fra salite e discese tanto ripide, quanto rese allettanti dagli infiniti graffiti regalati alla città dai più svariati street artists, che sembrano illuminarla.
Non sono tag, ma omaggi che rendono un’anima a muri che altrimenti si confonderebbero nell’anonimato.
Museo a cielo abierto”, il nome di una passeggiata “guidata” da scalinate ampie affacciate sul Pacifico e costernate da colori che sembrano aver preso forma da soli, prendendo accordi con gli scorci del cielo e i cani randagi addormentati su di esse. Sembra essere tutto al suo posto, anche i calcinacci che si incontrano sui marciapiedi, e quando girerai l’angolo non sarà un caso trovare la riproduzione a mo’ di murales di un Van Gogh, ma una sorpresa.
Fanno venire in mente la street art dei nostri compaesani Ericailcane e Blu e del misterioso anglofono Banksy.
Riecheggiando il memoriale internazionale alla libertà celebrato dai graffiti che, dalla sua caduta, festeggiano più di un kilometro del restante muro di Berlino (la parte orientale), per i colori e gli inni alla pace che li caratterizzano, quelli di Valparaiso ci parlano del vento cileno che racconta segreti ai placidi passanti. E si fanno sole poiché troppo spesso esso si nasconde dietro una patina di grigiume intenso rendendo caldo un luogo peculiare per le basse temperature portate dalla corrente di Humboldt.valparaiso_6
240 metri di dislivello personalizzano l’inclinazione dell’ascensore Artilleria, e con esso un importante numero di ulteriori “carrucole” fanno continui saliscendi dai cerros offrendo una scorciatoia e un indimenticabile panorama d’autore.
Tutto questo, assieme al valore storico degli edifici, ha reso, nel 2003, la Valle Patrimonio dell’Unesco.
Gli artisti più “convenzionali” espongono in piccole gallerie bohemien tele di arte per lo più naif, o appendono, con le tradizionali mollette per i tanto italiani appendipanni, ritratti a carboncino su rami di glicine por la calle. Diversamente da quanto avviene sul colle del Sacro Cuore parigino, o nella sua Place des Vosges, ma non da meno.
Ogni casa ha il suo colore, come fosse una Burano dell’America del sud, ogni porta un’impronta propria, nelle sfumature dei cornicioni o nei disegni che la decorano, nulla é dato per scontato qui giù.
Le narrazioni grafiche proseguono persino sulle grondaie di alcune abitazioni.
Lungo alcune stradine, tra l’opera di un writer e un’altra, piastrelle rettangolari in ceramica hanno su piccoli fiori blu dipinti a mano che fanno da greca a sentimentali passi di Lorca.
E questo non certo per snobbare il Pablo cileno (Neruda) che venne conquistato da Valparaiso ed ispirato dalle favolose viste panoramiche di cui godeva dalle ampie finestre della sua casa arroccata in cima alla città, quasi a vegliarla. Oggi é una CasaMuseo eccezionalmente presentata al pubblico, ma dove é rigorosamente vietato fare fotografie: tutta da scoprire.
L’atmosfera di questa fetta di paradiso ha una certa parentela con quella che si respira a Lisbona, una sorta di nostalgia effervescente.
Nei bar mille origami sembrano piovere appesi al soffitto, si bevono cocktail di birra scura con liquore al cioccolato o luppolo chiaro e menta…per chi volesse azzardare.
Gli ostelli sono estremamente colorati coerentemente alla loro Ospite, dall’aria familiare e, come in tutto il Sud America, incredibilmente curati nel dettaglio.
Appare quasi come se fosse un mondo al di fuori della realtà, in cui ti senti a passeggio nella scenografia del primo film a colori.



Written by: Andrea
Pictures by: Andrea