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McCurry al MACRO

Nomadi per un giorno.

La fotografia per lui deve essere capace di mettere in contatto le persone tra loro, un mezzo di condivisione.
Ha scelto il viaggio come sua dimensione di vita, ha una casa che somiglia ad un deposito merci, é un temerario, assetato di avventura e insaziabile di mondo, l’esplorazione é la sua esigenza primaria.
Si é dedicato alla ricerca di occhi che hanno qualcosa da raccontare, di sorrisi spezzati, di lacrime calde, tradizioni, scempi della guerra vissuta tra i civili e spettacoli di madre terra.
Tra i luoghi più belli che ricorda questo cittadino del mondo c’é Roma, nulla di strano in questo, se non fosse che della città eterna il suo ricordo più dolce appartiene agli studi di Cinecittà ”tra set suggestivi e botteghe artigianali piene di fascino e antica sapienza” dice lo stesso Steve McCurry. Era rimasto colpito anche da L’Aquila e la sua bellezza, tanto da volerci realizzare un libro (idea non andata più in porto), e la situazione da lui ritrovata al ritorno in città lo scorso agosto la definisce come “triste e disperata”.
srilanka
Il gigante della fotografia, che ci ha illuminato gli occhi di voglia di volare con lui alla scoperta di terre inesplorate sulle pagine del National Geographic, viene celebrato al MACRO Testaccio di Roma con 200 fotografie fino al 29 aprile.

Un’esposizione che ci rende pionieri di terre stuprate dalla violenza e coltivazioni di caffé, osservatori di bambini cui viene rubata l’infanzia e regalata un’arma, monaci in preghiera e statue, Giappone e Torri Gemelle, campi d’orzo tibetani e tanta Venezia, come se seguissimo con passi felpati l’ombra del fotografo.

Storie di vita lontane e vicine alle nostre immortalate tra Italia, Birmania, Tailandia, Afganistan, Kuwait, Tibet e ancora tanti altri luoghi remoti.

Attraversando le varie sale ci si sentirà protagonisti di un percorso, entrando ed uscendo da ricostruzioni metalliche di tende da accampamento (idea di Fabio Novembre, il curatore), in cui vige una luce soffusa e bluastra a far risaltare la luminosità che spicca dai vari scatti, e tutto questo per riconciliarci al tema dell’essere nomade cruciale nella vita di Steve.

Per ogni tenda un filo rosso connette una foto all’altra. Bambini ancora in fasce, come quello tibetano, immortalato nel 1989, con il musetto sporco di carbone tutto avvolto nella sua copertina a fiori quasi fosse in un bozzolo di seta e la ragazza con il mare negli occhi, celeberrima immagine del volto pakistano di Sharbat Gula fermato in un campo di profughi: lo sguardo é fermo e scandito dal contorno del viso circondato da un manto rosso scuro e il verde lucido delle pupille viene richiamato dalla veste che salta fuori dagli strappi del manto e dallo sfondo. Colori narrativi ma, per l’artista, in secondo piano nella bellezza della fotografia in genere perché preceduti dal suo senso. 1984, sembra di guardare un quadro vivo tanto é bella quest’immagine. Un cult nel quale chiunque, ameno una volta, magari per sbaglio, si é imbattuto. La Monna Lisa del Novecento, icona della storia fotografica.

Presenti anche i trentadue scatti dell’ultima impresa firmata Kodachrome. L’ultimo rullino, prodotto nel 2009 nel Kansan dalla Kodak, viene affidato alle mani esperte di McCurry. Un’occasione questa per regalare a tutto il mondo gli ultimi frame, dello storico primo vero rullino a colori, sviluppati in camera oscura.

Dunque la fine di un’era dovuta al livello delle produzioni dei Kodachrome scese al 1%, a causa dell’avanzamento nel mercato di prodotti concorrenti a prezzi decisamente più modici.

A questo ultimo roll Steve gli ha fatto attraversare il mondo. Da New York all’India, uno il luogo di residenza del fotografo, l’altro un posto che porta nel cuore, a simbolo del primo dei suoi viaggi, luogo dove si trattenne alla fine per due anni, paese girato in lungo e in largo e immortalato mille volte, ma mai con tanta malinconia.

Stelle di Hollywood e Bollywood i personaggi di questi scatti, ma anche la Gran Central Station ed altri luoghi storici della Grande Mela accanto a volti tradizionali delle immense terre indiane, come la foto del nomade con la barba rossa, quella che Steve tra tutte preferisce perché portatrice del significato di uno stile di vita, quello dei nomadi hindi, che lentamente sta scomparendo, così come il sogno Kodachrome é ormai svanito nella realtà del digitale.

Written by: Andrea
Pictures by: Steve McCurry©