neonzine

Felice è il popolo che non ha bisogno di eroi

La tragedia della Costa Concordia, come spesso è accaduto in vicende analoghe, ha messo in risalto pregi e difetti di un popolo,quello italiano, che troppo spesso, sull’onda degli eventi, esprime giudizi affrettati e non lucidi, emettendo sentenze e celebrando personaggi che non fanno altro che il proprio dovere. Uno di questi è sicuramente il comandante De Falco, il cui tono perentorio nell’intimare al comandante Schettino di tornare a bordo della nave per constatare la situazione, ha colpito nel profondo l’opinione pubblica. Ora, mi chiedo perchè in questo paese chiunque in una data situazione si comporti non tanto come è giusto fare, ma come deve, secondo ciò che la posizione che occupa gli comanda, viene esaltato, elevato a icona nazionale o a rappresentante della ormai nota “Italia migliore”.
Sarà che da quando l’ex ministro Brunetta usò la perifrasi “Italia peggiore” per indicare i precari della pubblica amministrazione che protestavano contro le politiche del lavoro del precedente governo, non sopporto più l’uso (abusato) di simili epiteti. Gli errori commessi dai singoli o le azioni riprovevoli di molti, non comportano un automatico scindere una Nazione in chi è migliore di qualcun’ altro, anche perchè, come si può notare, molto spesso chi ritiene di appartene a questa fazione, in realtà non lo è affatto.
Credo piuttosto che esistano cittadini onesti e lavoratori che onorano il proprio mestiere facendo ciò che è giusto e doveroso fare. E ne esistono tanti altri che non hanno rispetto del senso civico, rispetto per gli altri, che non sentono di appartenere ad una collettività, non sentono il senso di responsabilità derivato dalla posizione che occupano. Ma gli atti di singoli individui, giusti o sbagliati che siano, non possono portarci a identificare un Paese intero con l’una o con l’altra parte. Per questo non sono d’accordo con coloro che sostengono che il comandante Schettino è colui che è riuscito un’altra volta a dare una pessima immagine del nostro Paese al mondo. Nonostante la sua posizione non sia di certo giustificabile al momento, credo che siano altre le figure che gettano e che hanno gettato fango sul tricolore. Preferisco un errore forse umano (questo poi verrà stabilito da chi di dovere nelle sedi competenti) a chi invece persevera nell’illegalità, trasmettendo l’immagine di un’Italia che non ha il senso della legalità.
Basti pensare alle recenti operazioni della guardia di finanza a Cortina d’Ampezzo, dove si è constatato che su 251 auto di lusso di grossa cilindrata, 42 erano di proprietà di contribuenti che nel 2009 e nel 2010 avevano dichiarato circa 30 mila euro lordi di guadagno annuo. Sono proprio queste persone che hanno contribuito a creare l’immagine di un’Italia un po’ furbetta che cerca sempre una scappatoia per non compiere il proprio dovere. Sono episodi simili che quotidianamente si verificano nella politica e nella società civile che hanno posto le basi per far sì che tutto quello che di sbagliato accade in questo Paese venga liquidato con un:” Ma tanto sono italiani”. Eppure di cose buone ce ne sono molte, nonostante tutto. Al di là delle tragedie annunciate, delle speculazioni su di esse e la loro gestione irrimediabilmente scorretta, c’è chi riesce ancora a dimostrare che c’è spazio per gesti disinteressati e buoni. Penso al batterista che suonava sulla Concordia che ha ceduto il suo posto sulla scialuppa ad un bambino. E Giuseppe è tuttora disperso. Di queste persone troppo spesso se ne parla poco o niente.
Di certo non lo ha fatto il settimanale tedesco Der Spiegel, che nel giorno che celebra l’apertura dei cancelli di Auschwitz, la liberazione del campo di sterminio e la scioccante scoperta dei crimini nazisti, preferisce dedicare la prima pagina del giornale alla tragedia della Concordia per ricordarci e ricordare all’Europa che siamo un popolo di codardi. È curioso quello che la stampa tedesca ha preferito mettere in risalto nel giorno che il mondo intero, a lutto, ricorda uno dei periodi più cupi della storia contemporanea. E di certo tutti sanno, tedeschi compresi, gli stessi che accusano gli italiani di “non essere una razza”, che quel capitolo è stato scritto con il sangue di un popolo massacrato dal fanatismo politico e dal mito della superiorità della razza ariana. Di certo poco condivisibile risulta al tempo stesso, il titolo con cui il quotidiano Il Giornale ribatte alla stampa straniera in questione:“A noi Schettino, a voi Auschwitz”. Una simile dialettica offende la memoria storica e sicuramente non bisognerebbe indulgere in competizioni così basse per stabilire chi è peggiore e chi migliore.
Ogni Paese, ogni Nazione ha ombre di cui non è orgogliosa, di cui non si vanta e che preferirebbe dimenticare. Tuttavia è bene ricordare ogni giorno cosa si è stati perchè altrimenti non si potrà mai costruire un futuro migliore. È vero che la Storia è scritta dai vincitori, ma non si può dimenticare il ruolo che si è scelto di avere nel corso di essa.
Bisogna sforzarsi continuamente di prendere le distanze da quello che non si vuole essere e da quello che non si vuole diventare. E tentare di far finta di nulla, di nascondere sotto il tappeto le scomode verità è inutile, controproducente e un ulteriore crimine che si aggiunge a quelli già commessi: è il monito che ci ha lasciato Primo Levi nella sua testimonianza dell’inferno del Lager.